Lecce al cardiopalma: vittoria, tre punti e gestione che non ha convinto del tutto
I giallorossi vincono lo scontro diretto contro la Cremonese, ma il secondo tempo, complici alcune scelte infelici, è stato vissuto in apnea
Una vittoria sofferta ma meritata, sicuramente non scontata. Due formazioni appaiate in classifica si sono affrontate all’arma bianca. Non era una partita da “dentro o fuori” (ci sono ancora trenta punti a disposizione prima della fine), ma i tre punti facevano gola a entrambe.
“Sofferta”, dicevamo. E chi si stupisce che una squadra costruita per salvarsi non debba conquistare i punti soffrendo ha una visione forse troppo ottimistica del ruolo che solitamente ricopre chi lotta per non retrocedere.
Il Lecce batte la Cremonese e, al di là dell’importanza dello scontro diretto, riesce a mettere tre punti tra sé e i lombardi in vista dell’ultimo quarto di campionato. Un torneo che è tutto tranne che finito: questo minimo vantaggio non è assolutamente decisivo, ma serve per prendere ossigeno, guadagnare autostima e premiare il popolo giallorosso presente in massa al Via del Mare.
Di Francesco rinuncia a schierare Gandelman tra i titolari, non in perfette condizioni, ma recupera Stulic, che può scendere in campo sin dall’inizio, e Coulibaly, vittima in settimana di una contusione a seguito di uno scontro in allenamento. È un 4-2-3-1 con Ngom e Ramadani a protezione della difesa e con il maliano spostato un po’ più avanti. Banda vince il ballottaggio con Sottil sulla fascia sinistra (l’ex Fiorentina non entrerà proprio), mentre a destra rientra Pierotti, che poi risulterà decisivo per la conquista della vittoria con un gol e un assist per Stulic, sulla cui girata in porta scaturisce il calcio di rigore.
I giallorossi disputano un primo tempo di tutto rispetto. I duelli con gli avversari non si contano, la partita è sporca, ma il merito di chiudere con due gol di scarto è autentico, guadagnato.

I problemi del Lecce iniziano negli spogliatoi perché Nicola, tecnico della Cremonese (che la qualità in rosa ce l’ha ma spesso la lascia seduta in panchina) sotto di due gol decide di inserirne una parte in campo. Tra questi c’è Milan Djuric, bestia nera del Lecce e centravanti fortissimo in un fondamentale: il colpo di testa.
I giallorossi rientrano in campo molli, come se avessero già fatto il loro dovere. Probabilmente nessuno avvisa Siebert della pericolosità del bosniaco, il quale, di testa (appunto), impiega appena un minuto a mandare in porta Bonazzoli: così la Cremonese accorcia immediatamente le distanze.
Sappiamo bene cosa succede in questi casi: l’inerzia della partita cambia e il Lecce si ritrova a dover rintuzzare gli assalti degli avversari, che attuano uno schema antico quanto efficace: palla in mezzo per Djuric e poi caccia alle seconde palle, nella speranza di riuscire a prendere d’infilata la retroguardia giallorossa. Ci sarebbero anche riusciti in un paio di occasioni, ma Falcone ha detto di no, da par suo.
Con il passare dei minuti Nicola decide di mettere in campo anche Sanabria (insieme a Djuric e Bonazzoli), unitamente alla residua qualità che ancora teneva in panchina. Ed è qui che Di Francesco commette l’errore più grave: non quello di passare a tre dietro (a dimostrazione ancora una volta che il 3-5-2 è un sistema di gioco più difensivo del 4-2-3-1 utilizzato dal Lecce) ma quello di rinunciare completamente alle fasce, togliendo così i punti di riferimento alle possibili ripartenze.

Il risultato? I giallorossi, che avevano già arretrato il baricentro al limite della propria area di rigore, si sono ritrovati a difendere addirittura all’interno dei sedici metri. E non c’è cosa peggiore: un rimpallo, una deviazione, un rigore possono condannarti. Proprio quello che è successo nei minuti finali: dal gol annullato ai grigiorossi per fallo di mano, al rigore non concesso dal direttore di gara, che ha valutato come simulazione o forse fuorigioco, una presunta irregolarità ai danni degli uomini di Nicola a due passi da Falcone.
Gli episodi (sempre fondamentali nel calcio ) in questa partita hanno dato ragione al Lecce. Ma questa “paura” che viene trasmessa ai ragazzi, in troppe partite, dovrebbe finire. Troppi i palloni buttati via per precipitazione, troppe le spazzate alla “viva il Parroco” anche quando si potrebbe giocare il pallone con tranquillità: un’adrenalina negativa che non permette, in tante occasioni, al Lecce di fare male agli avversari.
C’erano praterie alle spalle della ormai inesistente linea difensiva dei lombardi, ma i giallorossi non sono mai riusciti ad approfittarne per chiudere la contesa, rischiando seriamente di vanificare i tre punti.
Dicevamo che la vittoria, pur importante, non permette al Lecce di rilassarsi. Ora deve affrontare due trasferte consecutive durissime (Napoli e Roma) che potrebbero rimettere tutto in discussione. Calma e sangue freddo, perché questo campionato, nella lotta per non retrocedere, si risolverà nelle ultimissime partite. Non prima.



