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Certe serate ti cambiano la percezione. E Alessandro Bastoni se n’è accorto chiaramente al “Via del Mare”, dove ogni tocco di palla è diventato un promemoria sonoro: fischi, fischi e ancora fischi. Un marchio addosso, destinato a restare – almeno – fino a fine stagione.

Il messaggio del pubblico salentino è arrivato forte e chiaro. Non c’entrava la partita in sé, né una prestazione sbagliata. C’entravano gli strascichi di Inter-Juventus, quella settimana bollente in cui l’episodio Kalulu ha lasciato scorie. Secondo giallo al francese per un fallo giudicato inesistente, esultanza annessa del difensore nerazzurro, e una polemica che non si è fermata a “San Siro”.

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Bastoni in Lecce-Inter

Il dissenso del pubblico leccese

Così, a Lecce, il pubblico di casa ha scelto la sua forma di dissenso: una sinfonia di fischi rivolta all’azzurro dell'Inter, come a ricordargli che certi gesti non passano inosservati. Una situazione inattesa, per Bastoni e per tutto il mondo interista. Talmente inattesa che Aleksandar Kolarov, vice di Cristian Chivu, dopo i primi sibili si è girato verso la tribuna con lo sguardo di chi cerca una spiegazione, forse sperando che la contestazione si spegnesse lì. Speranza vana: i fischi hanno accompagnato Bastoni per tutta la durata del match.

Le dichiarazioni di Cruciani

Il teatro era quello del “Via del Mare”, e la scena non è passata inosservata nemmeno fuori dal campo. Giuseppe Cruciani, intervenuto al podcast Numer1, ha affondato il colpo contro chi ha preso di mira il difensore:

“A Lecce Bastoni è stato fischiato come un assassino, un criminale e un disonesto. Dico a Bastoni di resistere e resistere. 

Ha simulato, ha chiesto scusa. Voi che lo fischiate, anche se legittimamente, siete dei codardi”.

Parole dure, che fotografano il clima. Perché nel calcio moderno la memoria è lunga e il giudizio del pubblico spesso non concede appelli immediati. Bastoni lo sa: da qui in avanti dovrà convivere con quel marchio invisibile, trasformando i fischi in carburante. La stagione è ancora lunga. E certe etichette, sul campo, si possono anche scrostare. Ma serve tempo. E nervi saldi.

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