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Una tragedia che va oltre il calcio. Silvio Baldini, ex allenatore del Lecce e oggi commissario tecnico dell'Under 21 azzurra e ct ad interim della Nazionale maggiore, piange la scomparsa della figlia Valentina, morta nelle scorse ore all'età di 30 anni. Affetta fin dalla nascita da una grave forma di tetraparesi spastica, Valentina è stata il centro della vita dell'allenatore toscano, il simbolo di un amore capace di trasformarsi in forza, insegnamento e ispirazione.

Il mondo del calcio vicino a Baldini

Il mondo del calcio si è stretto attorno a Baldini con messaggi di vicinanza arrivati da club, tifoserie e dalla Figc. Un dolore condiviso da chi, negli anni, ha imparato ad apprezzare non solo il tecnico, ma soprattutto l'uomo, sempre pronto a raccontare con estrema sincerità il rapporto speciale con la figlia.

Nella sua autobiografia Il calcio vincente. O vinco o imparo, pubblicata nel 2022, Baldini aveva descritto Valentina con parole che oggi assumono un significato ancora più intenso. "Per me rimarrà sempre la mia bambina", scriveva, raccontando la quotidianità vissuta insieme alla moglie e alla figlia, tra gesti semplici e un amore senza condizioni. "Valentina mi ha fatto capire cosa significhi amare incondizionatamente", aveva confidato, spiegando come proprio lei gli avesse insegnato il valore più autentico della famiglia e della solidarietà verso chi soffre.

Tra i passaggi più toccanti del libro c'era anche il racconto delle notti trascorse tutti insieme nello stesso letto. I medici avevano prospettato fin dalla nascita un'aspettativa di vita limitata e quel timore aveva accompagnato la famiglia per anni. Baldini ricordava la risata di Valentina nel sonno, "contagiosa", il segnale che tutto andava bene, un suono capace di riempire la casa di serenità nonostante le difficoltà.

L'esperienza di Baldini sulla panchina del Lecce

Nel lungo percorso da allenatore, anche Lecce ha rappresentato una tappa significativa, seppur breve e complicata. Baldini arrivò sulla panchina giallorossa il 27 settembre 2005, chiamato a sostituire Angelo Gregucci dopo un avvio di stagione disastroso, con appena un punto raccolto nelle prime cinque giornate di Serie A.

L'esordio non fu semplice: il 2 ottobre arrivò una netta sconfitta per 3-0 sul campo della Reggina, preludio a un campionato che si sarebbe rivelato estremamente difficile. In totale guidò il Lecce per 16 partite di Serie A, ottenendo tre vittorie, due pareggi e undici sconfitte, con una media di 0,75 punti a gara.

I successi arrivarono contro Siena (3-0), Messina (2-1) e Sampdoria (2-0), ma non bastarono a invertire la rotta di una squadra in grande difficoltà. La sconfitta per 2-0 ad Ascoli, il 22 gennaio 2006, segnò la fine della sua avventura: il giorno seguente la società ne annunciò l'esonero, affidando temporaneamente la squadra a Roberto Rizzo, affiancato da Franco Paleari.

Fu una stagione segnata da un clima pesantissimo. La contestazione dei tifosi nei confronti della squadra e della proprietà esplose proprio dopo la trasferta marchigiana, spingendo la famiglia Semeraro ad annunciare il momentaneo disimpegno dalla gestione del club. Pochi mesi più tardi sarebbero arrivati la retrocessione e gli effetti dello scandalo Calciopoli, che contribuirono a rendere quella stagione una delle più travagliate della storia recente del Lecce.

Oggi, però, il calcio passa inevitabilmente in secondo piano. Rimangono il dolore di un padre e il ricordo di una figlia che, come aveva raccontato lo stesso Baldini, gli aveva insegnato ad "amare senza pretendere nulla in cambio". Un'eredità umana destinata a restare ben oltre qualsiasi risultato ottenuto su un campo di calcio.

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