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Rubrica Blog

Riceviamo e pubblichiamo l'analisi del nostro lettore Tommaso Micelli. Ti ricordiamo che anche tu puoi partecipare attivamente alla nostra rubrica: scrivi il tuo articolo e invialo a [email protected] .

In termini tennistici, si direbbe che il Lecce, contro il Verona, ha sprecato il primo set ball contro la sua principale antagonista nella lotta per la salvezza, ovvero la Cremonese.

Un punto è meglio di zero, potrebbe dire qualche pragmatico ottimista, considerando la contemporanea sconfitta della Cremonese, ma quel che lascia di più l’amaro in bocca sono i 70 minuti giocati a Verona senza creare nessuna occasione da gol e tirare mai nello specchio della porta.

Soltanto negli ultimi venti minuti di gioco il Lecce ha mostrato quello spirito gagliardo che occorre per poter guadagnarsi la salvezza e, se si vuole centrare l’obiettivo, mister Di Francesco dovrebbe spiegare ai suoi ragazzi che, fin dalla prossima partita contro il Pisa, è necessario fare il contrario di quello che si è visto contro il Verona: 70 minuti gagliardi e 20 minuti, si spera, a gestire il vantaggio con attenta prudenza.

Se non si affrontano le prossime quattro partite con questo spirito, difficilmente il Lecce potrà restare in serie A. Prima ancora di parlare di moduli e giocatori da schierare – lo abbiamo fatto nei precedenti articoli che questa testata ci ha onorato di pubblicare – bisogna riflettere con attenzione su questa preziosa analisi di Jorge Valdano:

“Nella partita che l’allenatore ha l’obbligo di immaginare, egli può scegliere se dare il pallone all’avversario o alla sua squadra. Tra una decisione e l’altra esiste una distanza grande almeno quanto quella tra la paura e la speranza. L’allenatore pauroso, che pensa alla partita nella sua allucinata solitudine, per prima cosa dà la palla all’avversario, poi passa ore intere ad annullare pericoli e a limitare il protagonismo dei propri giocatori. Ma, siccome ci sono due maniere di intendere il gioco, esistono anche due maniere di scegliere i giocatori. Quelli che si lasciano ossessionare dalle precauzioni troveranno più affidabili i muscoli che il talento. Il lottatore obbediente offre risposte concrete, ed è un punto di riferimento sul quale contare nei momenti di incertezza. Il giocatore di talento è un’incognita che sfugge al controllo, al disegno della lavagna, alla partita che i codardi giocano mille volte.”

Jorge Valdano, “El medio escénico y otras hierbas”, 2002, trad. it. a cura di Pierpaolo Marchetti, “Il sogno di futbolandia”, Mondadori, 2004, pag. 193-4

Helenio Herrera incitava i suoi calciatori, quelli della Grande Inter, con una massima essenziale quanto incisiva: “Chi non ha dato tutto, non ha dato niente.”

Ci farebbe piacere che questa massima possa guidare le prossime prestazioni dei giallorossi, perché non si può rimanere in serie A giocando in modo attendista e pauroso contro l’ultima in classifica, ma, a questo punto del campionato, contro chiunque.

In conclusione, voglio cercare di dare un nuovo spunto di formazione titolare al nostro stimato allenatore, cercando di venire incontro al modulo che gli è più congeniale, ovvero il 4-5-1. Si può vincere anche con questo modulo, ma almeno facendo 3 correttivi:

Stulic fuori, perché sembra un turista che si trova in una città sconosciuta e ha smarrito la cartina. Non è ancora pronto per la serie A, gli auguriamo di diventarlo presto, ma non possiamo farlo maturare nelle 4 finali che restano per guadagnarsi la salvezza.

Cheddira non sembra aver molta confidenza con il gol – e per un attaccante non è un dettaglio – ma, se proprio si vuole giocare con una punta fisica al centro, meglio lui di Stulic: almeno lotta, impegna i difensori centrale, fa qualche sponda… Soltanto, è inutile metterli dietro Gandelman, lento e macchinoso, meglio, a questo punto, lanciare nella mischia in quella posizione il recuperato Camarda, che con la sua rapidità e sfrontatezza può incidere molto meglio dell’ineffabile israeliano.

Sugli esterni offensivi, solo la coppia Banda-Sottil può garantire quegli inserimenti atti a sfruttare qualche sponda di Cheddira o a dialogare con Camarda per arrivare a rete: Pierotti sarà anche generoso e volitivo, ma non incide negli ultimi 20 metri, credo che questo ormai dovrebbe essere chiaro anche al suo fan più sfegatato.

Mi sono permesso di dare i miei umili suggerimenti a mister Di Francesco, con la fiducia che lui non ne abbia bisogno, ma anche con la speranza che, in alternativa ad essi, possa pensare a qualcosa di nuovo e diverso per dare forza ad un attacco che, ad oggi, risulta essere il meno prolifico della serie A e che, in qualche modo, bisogna “sbloccare”, perché non è detto che la bravura dei difensori e i miracoli di Falcone possano essere sufficienti per conquistare l’agognata permanenza nella massima serie.

Forza Lecce! Forza Di Francesco! Grinta e coraggio prima di ogni altra cosa!

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