Chi è Fabio Piluso: il talento che trova i talenti
Dalla web radio fondata a 15 anni al nuovo ruolo di capo scouting del Lecce per prima squadra e Primavera: il percorso fuori dagli schemi dell'uomo che ha contribuito a portare Dorgu nel Salento
Tredici anni fa, mentre il Lecce viveva uno dei momenti più complicati della sua storia recente e ripartiva dalla Serie C dopo la vicenda calcioscommesse, Fabio Piluso dava vita alla sua web radio.
Aveva 15 anni, trasmetteva dalla sua camera e le strade con il Lecce sembravano lontanissime dall'incrociarsi. Da una parte un club costretto a ricostruire dalle macerie sportive e morali di una retrocessione pesantissima, dall'altra un ragazzo calabrese, nato a Lago, in provincia di Cosenza, che sognava di lavorare nel calcio e cominciava a costruirsi da solo il proprio spazio.
Oggi quelle due strade si sono incontrate. E non in modo marginale.
L'U.S. Lecce ha prolungato il rapporto contrattuale con Fabio Piluso fino al termine della stagione sportiva 2028/29, affidandogli il ruolo di capo dello scouting per la prima squadra e per la Primavera. Una scelta che racconta molto del nuovo assetto giallorosso.
Dalla web radio al calcio professionistico
La storia di Piluso è tutt'altro che ordinaria. Classe 1998, a 15 anni fonda una web radio nella sua Lago. A 16 anni viene scelto come marketing manager di Cover Store. Subito dopo il diploma arriva la prima esperienza nel calcio professionistico, come dirigente dell'Hamrun Spartans Football Club, club della massima serie maltese.
A 19 anni, dunque, Piluso è già dentro una società calcistica professionistica. Non come semplice appassionato, ma con responsabilità operative. Un percorso precoce, costruito attraverso intraprendenza, comunicazione, relazioni e una capacità non comune di muoversi dentro il sistema calcio.
Successivamente entra nello staff della direzione sportiva dell'Academy del Carpi FC 1909, continuando a formarsi in un ambito che sarebbe poi diventato centrale nel suo percorso: la ricerca e la valorizzazione dei giovani.
Il Lecce e la scuola dello scouting
Nel Lecce, Piluso entra dentro una struttura tecnica che negli ultimi anni ha fatto dello scouting uno dei propri marchi distintivi. Lavorando nell'area osservatori, ha contribuito alla ricerca di giovani profili da inserire nel settore giovanile e, progressivamente, da avvicinare alla prima squadra.
Il suo nome è legato soprattutto all'operazione Patrick Dorgu. Secondo quanto raccontato negli anni da chi ha vissuto quella fase, Piluso andò a seguire un torneo giovanile della Danimarca Under 18 e rimase colpito dal talento del laterale danese. Da lì nacque una delle intuizioni più importanti della recente storia giallorossa. Dorgu sarebbe poi diventato uno dei simboli del modello Lecce: arrivato giovanissimo, cresciuto nel settore giovanile, valorizzato in prima squadra e trasformato in una delle plusvalenze più rilevanti del club.
Ma l'attività di Piluso non si ferma a Dorgu.
Nell'orbita del suo lavoro di osservazione vengono ricondotti diversi profili arrivati nel Salento negli ultimi anni: Medon Berisha dallo Young Boys, Rares Burnete, Catalin Vulturar, Alexandru Borbei e Razvan Pascalau dalla Romania, oltre a Esteban, Pelivanhov, Kovac, Gorter, McJannet e Dalla Costa.
Alcuni di questi nomi hanno avuto un peso importante nello scudetto Primavera conquistato dal Lecce, altri sono entrati nel percorso della prima squadra o sono considerati profili da seguire con attenzione per il futuro. Dalla Costa, belga di origine italiana, è uno dei casi più interessanti. Il giocatore piaceva molto a Di Francesco e, una volta superato l'infortunio, dovrebbe essere valutato in ottica prima squadra.
Ma quello che nessuno sa è che persino Federico Coppitelli, il tecnico dello Scudetto Primavera, è stato scelto da lui.
Il metodo: vedere prima degli altri
Il lavoro dello scout raramente finisce in prima pagina. Non ha il clamore del direttore sportivo, non ha l'esposizione dell'allenatore, non ha la visibilità del calciatore. Ma in un club come il Lecce rappresenta una funzione vitale. Per una società che non può competere sul mercato con la forza economica delle big, trovare prima degli altri significa sopravvivere. Significa vedere un giocatore quando è ancora grezzo, quando non è ancora un nome, quando non ha ancora una quotazione proibitiva.
Piluso è cresciuto proprio dentro questa logica. Osservare, selezionare, intuire, rischiare. Capire se un ragazzo può reggere il salto, se ha margini, se può essere formato dentro una struttura tecnica come quella giallorossa. Nel suo nuovo incarico, questo lavoro si allargherà ulteriormente. Non sarà più soltanto capo scouting della Primavera, ma guiderà l'attività di osservazione sia per il settore giovanile sia per la prima squadra.
È un passaggio importante perché rafforza il collegamento tra vivaio e calcio professionistico. Il Lecce vuole continuare a cercare talenti giovani, ma vuole anche accorciare la distanza tra il lavoro della Primavera e le necessità della Serie A.
Il dopo Corvino passa anche da lui
La promozione di Piluso va letta dentro il nuovo assetto tecnico del Lecce post-Corvino. Dopo l'uscita di scena dell'ex responsabile dell'area tecnica, la società ha scelto di non disperdere il patrimonio di competenze costruito negli ultimi anni.
Stefano Trinchera rappresenta la continuità nell'area sportiva. Fabio Piluso rappresenta la continuità nello scouting.
Due ruoli diversi, ma complementari. Da una parte la gestione tecnica e sportiva, dall'altra la ricerca dei profili su cui costruire il futuro.
Il Lecce riparte quindi da una struttura più interna, più distribuita, ma non per questo meno ambiziosa. La scelta di affidare a Piluso lo scouting di prima squadra e Primavera indica la volontà di dare centralità a una figura cresciuta nel lavoro quotidiano, lontano dai riflettori, ma dentro il cuore operativo del modello giallorosso.
Il talento che trova i talenti
La definizione più semplice, alla fine, è forse anche la più efficace: Fabio Piluso è il giovane talento che trova i giovani talenti.
Lo era già quando, a 15 anni, inventava una web radio dalla sua camera inseguendo un'idea di calcio tutta sua. Lo è diventato ancora di più quando ha iniziato a viaggiare, osservare, studiare partite giovanili e individuare calciatori prima che diventassero patrimonio tecnico ed economico del Lecce.
La sua storia dimostra che nel calcio moderno non esiste un solo modo per arrivare. C'è chi entra dal campo, chi dalla panchina, chi dalla scrivania. Piluso ci è arrivato partendo da un microfono, da una stanza e da un'intuizione precoce: per lavorare nel calcio non basta aspettare una chiamata. Bisogna cominciare prima, costruirsi un percorso, sbagliare, ripartire e continuare a correre.
Senza fermarsi.



