Falcone cuore Lecce: “Quella fascia mi dà i superpoteri”
Il portiere giallorosso racconta il legame con il club e la città: “Sento di rappresentare un intero popolo”
Wladimiro Falcone, in un’intervista realizzata con la Lega Serie A e il club giallorosso, si è raccontato a cuore aperto, tra sogni d’infanzia, senso di appartenenza e quella fascia da capitano che ormai sente come una seconda pelle.
“Per me il calcio è vita, è la mia infanzia, i miei ricordi”, confessa Falcone. Parole che spiegano perfettamente il rapporto quasi viscerale con il campo. “Da che ho memoria, è sempre stato un pensiero fisso, non riesco a pensare a una vita senza”. Nemmeno le vacanze riescono davvero a staccarlo dal pallone: “Quando abbiamo la pausa di un mese finalmente mi riposo, ma dopo una settimana mi viene voglia di allenarmi e di giocare”.
Come è iniziato
E pensare che tutto era iniziato in salita. Falcone racconta infatti di aver mosso i primi passi nel calcio relativamente tardi: “Ho iniziato a 11 anni, perché i miei genitori non erano disposti a segnarmi”. Ma la determinazione, già allora, era quella dei predestinati: “Mi sono messo a piangere davanti a mia mamma, per me era importante coltivare il mio sogno”. Un sogno diventato realtà con la Serie A: “Mi ritengo fortunato ad aver esaudito il mio sogno di giocare in Serie A”.
La scelta della porta, invece, è stata immediata. “Mi sono messo subito in porta, è una passione che ho sempre avuto”. E oggi Falcone è uno dei punti fermi del Lecce, dentro e fuori dal campo. Anche grazie a un legame speciale con la città: “È una città bellissima, si sta bene, la gente è socievole, ci sono colori stratosferici in cielo”. Un dettaglio che per lui fa la differenza anche nelle prestazioni: “È un plus che mi fa fare bene in campo”.
Poi c’è il ruolo del portiere, vissuto quasi come una missione. “Noi portieri siamo un pianeta a parte”, racconta. Una frase che racchiude la solitudine e la responsabilità di chi vive la partita aspettando magari un solo pallone decisivo. “Essere concentrati per 90 minuti è difficile, nelle grandi squadre ti arriva un tiro a partita e ti devi far trovare pronto”.

Superpoteri
Ma il passaggio più forte riguarda la fascia da capitano. Falcone non nasconde l’emozione: “Mi inorgoglisce. Quando entro nello spogliatoio e vedo il magazziniere che mi ha messo la fascia al mio posto è una cosa che mi carica tantissimo”. Non è solo un simbolo, è un’identità. “Sento di rappresentare un intero popolo, non posso deluderli”. E poi quella frase che fotografa perfettamente il suo spirito: “È come se mi desse i superpoteri”.
Leader
Leader sì, ma senza bisogno di alzare la voce. “Io sono un leader silenzioso, ci sono sempre se sei in difficoltà, cerco di avere la parola giusta”. A Lecce, Falcone è diventato molto più di un portiere: è il volto di una squadra che si aggrappa al suo carattere, alle sue parate e a quel senso di appartenenza che nel Salento vale quasi quanto una vittoria.




