Fabio Liverani a PL TALK: "Lecce nel mio cuore. Vi svelo il segreto della mia squadra"

Le parole dell'ex tecnico dei salentini intervistato nella puntata di ieri sera
Fabio Liverani, ex tecnico del Lecce, è stato ospite di Andrea Sperti e Pierpaolo Verri nel loro consueto appuntamento del giovedì con PL Talk.
Il tecnico ha parlato di presente e futuro, incalzato dalle domande dei due giornalisti, ed ha ricordato i momenti felici vissuti in giallorosso qualche anno fa. Ecco di seguito le sue parole:
Il mio Lecce l'ultimo a vincere ad Udine? Non me lo ricordavo però ricordo la partita, era verso la fine del campionato e per noi quei punti erano vitali. Facemmo una grande gara, di personalità, di qualità e vincemmo. Bene, anche se il gol fu una giocata dentro l'area di rigore Mancosu-Lapadula ma meritavamo, facemmo una partita importante.
Lotta salvezza
Il campionato di Serie A è particolare, il gruppo di chi sta là dietro dall'inizio alla fine coinvolge sempre almeno 6-7 squadre. La cosa che dico da parte del Lecce è che forse questa stagione è la prima nella quale si è partiti con molte più certezze.
C'è continuità dell'allenatore e di un gruppo che non ha avuto partenze eccellenti, al netto di Banda e Ramadani. Credo che Ilic sia una grandissima operazione, il Lecce è stato bravo a trovarlo in un momento in cui si era perso ma la qualità c'è, ed al posto di Banda sono arrivati giocatori importanti a mio modo di vedere.
La squadra riparte da tante certezze dello scorso anno più buoni giocatori. Sono d'accordo con Sticchi Damiani quando dice che il Lecce deve giocarsela alla pari contro Bologna ed Udinese. Questa è la differenza con il mio Lecce, al di là poi del Covid. La rosa di quest'anno è una delle migliori degli ultimi anni.
Il Covid ha inciso
Sulla lotta salvezza del mio Lecce il Covid ha inciso parecchio. Ricordo che perdemmo vari giocatori: Babacar, Rossettini per una puntura di zanzara, lo stesso Farias non lo abbiamo avuto e pure tanti altri che non erano in condizione per giocare ogni 3 giorni. La rabbia di quella stagione è stata annullata dal ricordo di una squadra propositiva, di una squadra che provava ad arrivare al risultato con una propria idea di calcio.
Il segreto contro le grandi
Ognuno dava qualcosa in più. Tutti volevano dimostrare di poter stare in Serie A, nonostante i limiti che avevamo e conoscevamo. Avevamo creato un gruppo unito, facendo in modo che la squadra ci credesse fino all'ultimo minuto, come accaduto a Milano contro il Milan.
Quella squadra aveva un DNA forte, una identità chiara e definita. Una identità con la città, con la proprietà, con la gente, si sentivano responsabili verso il territorio e la sua rinascita. Abbiamo vinto due campionato di fila ma il più importante è stato quello in Serie C. Quando sono arrivato sentivo un'aria pesante, nessuno accettava quella categoria. Obiettivamente questa piazza non c'entrava nulla con la Lega Pro. Poi siamo rinati ed abbiamo dato il via a questi anni meravigliosi.

Crescere insieme
Ho visto crescere una proprietà giovane e sono cresciuto io insieme a loro. È stato un viaggio incredibile, c'era un'unità d'intenti rara e sentivo già parlare dei progetti che poi sono stati realizzati in questi anni, come ad esempio il centro sportivo. Eravamo in C ma c'era già una visione ed adesso mi rendo conto che questa società è cresciuta in tutte le componenti, anche rispetto a quando c'ero io a Lecce.
Tornare a Lecce?
Tutti sanno che per me Lecce è qualcosa di unico. È una porta sempre aperta, in qualsiasi categoria. A livello di vita Lecce da allenatore è la città alla quale sono rimasto più legato. Vivere Lecce tre anni, con quelle vittorie, è stato indimenticabile. Parlo come se fossi ancora lì, ma con il cuore non sono mai andato via.
L'anno di Serie B
Non eravamo partiti per vincere il campionato ma alla fine del girone d'andata avevo capito che potevamo fare bene. Abbiamo pareggiato a La Spezia con gol di Scavone e pareggiato 1 a 1 contro un Benevento costruito per vincere. Eravamo consapevoli della nostra forza.
Ho capito che avevamo quasi inserito il pilota automatico dopo le tre vittorie consecutive in casa contro Cosenza, Ascoli e Pescara. Andavo ad allenare i ragazzi e dovevo dare poco a loro, ormai andavano come treni.
Chi dei miei ferebbe comodo a questo Lecce?
Diversi giocatori secondo me: Mancosu, Falco, Barak, avevamo sistemato la squadra a gennaio e c'erano diversi giocatori interessanti, soprattutto in mezzo al campo.
Finita l'epoca del 4-3-1-2?
Oggi l'ampiezza è importante, quindi con quel modulo in Serie A è più difficile. La copertura dell'ampiezza adesso si predilige rispetto ad altro e quindi quel modulo è molto difficile da attuare. Magari non partire più con questo sistema di gioco ma attuarlo a partita in corso. In Fiorentina-Torino i granata ad un certo punto hanno deciso di schierarsi così ed hanno ribaltato la partita. Ecco, è importante anche sapersi adattare.

