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Il messaggio è chiaro, diretto, senza giri di parole. Andrea Abodi alza il livello dell’attenzione sul tema sicurezza e responsabilità nel calcio italiano, chiamando in causa non soltanto i tifosi ma anche le società. A margine della giornata conclusiva dei Giochi della Gioventù 2026, il ministro per lo Sport e i Giovani ha affrontato il tema delle recenti tensioni legate alle curve e agli episodi che hanno coinvolto il tifo organizzato.

Con il ministro Piantedosi e i presidenti delle Leghe e della Federcalcio ci incontriamo con una certa regolarità”, ha spiegato Abodi, ribadendo come il dialogo istituzionale sia continuo. Ma il punto centrale del discorso riguarda soprattutto il ruolo dei club. Per il ministro, infatti, la mediazione delle Leghe nei confronti delle società associate non può essere soltanto occasionale: deve diventare un meccanismo stabile, quasi automatico.

Chi sbaglia paga

Il concetto è semplice: chi sbaglia paga. Vale per i tifosi, ma anche per le società. “Così come i tifosi che sbagliano devono essere sanzionati, così anche le società che non hanno un comportamento adeguato devono in qualche maniera risponderne”, ha sottolineato Abodi. Un richiamo forte, che arriva in un momento delicato per il calcio italiano, spesso alle prese con episodi di violenza, tensioni sugli spalti e rapporti complicati tra club e frange estreme del tifo.

Parole che suonano anche come un avvertimento istituzionale. Perché, secondo il ministro, senza un’assunzione di responsabilità concreta da parte delle società si rischia perfino di indebolire il ruolo stesso delle Leghe. “Altrimenti rischiamo anche di mettere in discussione il ruolo di rappresentanza delle leghe”, ha aggiunto.

Traduzione

Tradotto: il calcio deve dimostrare di sapersi governare anche su questi temi, evitando che i problemi legati all’ordine pubblico diventino esclusivamente materia politica o di sicurezza nazionale. Un equilibrio delicato, nel quale il governo chiede collaborazione piena a tutto il sistema calcio.

Il confronto continuerà nelle prossime settimane, ma il segnale è già arrivato forte e chiaro ai club: la gestione del tifo non è più un tema da delegare soltanto alle forze dell’ordine.

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