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Il mercato del Lecce si è chiuso con una certezza: la società ha fatto il massimo, considerando le proprie possibilità e, soprattutto, la volontà di non svendere i propri gioielli. Il caso più emblematico è quello di Tiago Gabriel, per il quale il club non avrebbe mai preso in considerazione una cessione a cifre inferiori ai 25 milioni di euro. Una scelta di forza, ma anche un segnale preciso: il Lecce non vuole più essere soltanto una società che vende, bensì un club capace di valorizzare e trattenere i propri migliori talenti quando le condizioni non sono quelle ritenute congrue.

Le operazioni

Guardando nel complesso alle operazioni in entrata e in uscita, il lavoro della dirigenza merita un giudizio estremamente positivo. A mio avviso, il Lecce che si presenta ai nastri di partenza della nuova stagione è più forte rispetto a quello della passata annata. Non soltanto per una questione di nomi, ma per la qualità e le caratteristiche degli innesti scelti per colmare le partenze: Ramadani è stato sostituito da Ilic, Cheddira da Geubbels, Banda da Monteiro e Sottil da Fatah.

È chiaro che il valore di un mercato non si misura soltanto sulla carta. Adesso servirà tempo per assemblare i nuovi interpreti, trovare gli equilibri e permettere alla squadra di assimilare idee e meccanismi. Il calcio, soprattutto quando cambiano diversi elementi dell'organico, ha bisogno di pazienza. Ma le basi sembrano esserci.

E in questo senso condivido pienamente la filosofia della società e di Stefano Trinchera, responsabile dell'area tecnica del Lecce: servono calciatori che abbiano voglia di sposare il progetto, di vivere la maglia, di sentirla propria. Gente che ami Lecce e che sia orgogliosa di indossare questi colori. Perché quando un giocatore arriva in un ambiente sano, organizzato e professionale, può crescere anche chi magari non parte con un curriculum di primissimo livello. La forza di una società passa anche dalla capacità di creare il contesto giusto per far rendere al meglio i propri uomini.

Trinchera e Geubbels

Il mercato dei milioni di euro

Il mercato, poi, racconta spesso verità parziali. Ci sono squadre che sono state esaltate per campagne acquisti milionarie, costruite a colpi di nomi e investimenti importanti. Eppure, dopo le prime due giornate, alcune di queste realtà hanno già mostrato difficoltà e lasciato per strada punti pesanti. È la dimostrazione che nel calcio non basta spendere: bisogna costruire una squadra, trovare un'identità e creare un gruppo.

Il Lecce, al netto della sconfitta contro la Roma, qualche indicazione incoraggiante l'ha già fornita. Una luce, magari ancora piccola, si intravede in fondo alla strada. E quella luce porta direttamente a Venezia, alla partita che può rappresentare il punto di partenza ideale per il nuovo percorso.

È da quel Lecce, vittorioso e convincente, che bisogna ripartire. Da quella prestazione, da quell'atteggiamento, da quella capacità di soffrire e colpire. Con una differenza importante: a quel gruppo oggi si aggiungono Ilic, Fatah e Monteiro, tre elementi che possono aumentare qualità, soluzioni e profondità dell'organico.

Percorso 

La strada verso la salvezza sarà lunga e tutt'altro che semplice. Ma non è una strada senza uscita. Il Lecce ha scelto di puntare sulla programmazione, sulla sostenibilità e soprattutto sull'identità. Non ha inseguito il mercato degli effetti speciali, ha cercato giocatori funzionali a un'idea e ha difeso il valore dei propri giovani talenti.

Ora la parola passa al campo. Servirà tempo, servirà pazienza e servirà soprattutto quello spirito visto a Venezia. Se il Lecce riuscirà a ritrovare con continuità quella versione di sé, aggiungendo la qualità dei nuovi arrivati e mantenendo compattezza e mentalità, allora una nuova impresa chiamata salvezza non sarà affatto impossibile.

Anzi, quella piccola luce intravista in fondo alla strada potrebbe diventare, partita dopo partita, sempre più luminosa.

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