Mercato Lecce, voto 8: Trinchera cambia metodo e costruisce una rosa più ordinata
Il giudizio non riguarda ancora il rendimento dei nuovi acquisti, ma la strategia costruita dal direttore sportivo tra poco tempo a disposizione, casi complessi da gestire e una rosa da completare senza la cessione di Tiago Gabriel
Il mio voto al mercato del Lecce è 8. Un giudizio alto che, però, ha bisogno di una premessa: non sto valutando oggi se i calciatori acquistati saranno forti o meno. Quello potremo stabilirlo soltanto quando il campo avrà dato le sue risposte.
Il voto riguarda invece il tipo di mercato costruito dal Lecce, la logica seguita nelle operazioni, la gestione della rosa e soprattutto il contesto nel quale Stefano Trinchera si è trovato a lavorare.
- Trinchera e un mercato da costruire quasi da zero
- Gli esuberi: una delle differenze più evidenti rispetto al passato
- Una rosa alleggerita senza essere smontata
- Il caso Banda ha cambiato i programmi del Lecce
- Tiago Gabriel, la cessione importante che non è arrivata
- Lecce, le fasce offensive sono molto più complete
- Geubbels cambia le gerarchie dell’attacco
- Gorter e Ilić: più qualità a centrocampo
- In difesa serviva soprattutto un’alternativa a Danilo Veiga
- Il ritorno di Bleve cambia poco le gerarchie
- Falcone e Gallo, due conferme che valgono come acquisti
- Un mercato più sobrio e con meno scommesse pure
- Perché il voto al mercato del Lecce è 8
Trinchera e un mercato da costruire quasi da zero
Il primo elemento da considerare è il tempo. Trinchera ha assunto la responsabilità dell’area tecnica soltanto a fine giugno. Certo, conosceva già perfettamente l’ambiente e faceva parte della struttura del club, ma un conto è collaborare nella costruzione della squadra e un altro è essere il dirigente chiamato a prendere le decisioni finali.
E il mercato appena concluso mostra una strategia piuttosto differente rispetto a quella utilizzata negli anni precedenti da Pantaleo Corvino.
Non è sembrata la semplice prosecuzione di un percorso già tracciato. Sotto diversi aspetti è stato un nuovo inizio, con meno operazioni, una maggiore definizione delle esigenze tecniche e una gestione più netta di alcune situazioni rimaste sospese.
Gli esuberi: una delle differenze più evidenti rispetto al passato
Una delle prime difficoltà era rappresentata proprio dalla gestione degli esuberi. Il lavoro non è necessariamente concluso, perché esistono campionati nei quali il mercato resta aperto e potrebbero quindi esserci ulteriori possibilità per alcuni giocatori che non rientrano pienamente nel progetto.
Ma una parte importante del lavoro è già stata fatta. Il Lecce è riuscito a trovare una sistemazione a Matias Pérez, Christ-Owen Kouassi, Filip Marchwiński e Alex Sala, quattro situazioni che meritano una riflessione particolare. Nella precedente gestione questi giocatori erano rimasti a Lecce nonostante prospettive di impiego molto ridotte. Il rischio concreto era che potessero restare ancora in rosa, aspettando una svolta tecnica o una valorizzazione che, allo stato delle cose, appariva difficile da immaginare.
Pérez è stato ceduto in prestito al Club La Serena, Kouassi al Grenoble Foot 38 con opzione e percentuale sulla futura vendita, Marchwiński al KS Cracovia con opzione e percentuale sulla futura rivendita, mentre Sala è passato al Mallorca con una formula che può trasformarsi in obbligo al verificarsi di determinate condizioni. Sono operazioni che fanno certamente meno rumore di un acquisto, ma incidono molto sulla qualità della gestione del gruppo da parte del club e di Di Francesco.
Avere giocatori fuori dal progetto significa occupare spazio, sostenere costi e soprattutto trascinare situazioni che prima o poi devono essere risolte. Da questo punto di vista Trinchera ha mostrato un approccio più deciso.
Una rosa alleggerita senza essere smontata
Il lavoro in uscita non si limita a quei quattro nomi. Sono partiti anche Christian Früchtl, Jasper Samooja, Ylber Ramadani, Ed McJannet, Marco Delle Monache e Rares Burnete. Dieci cessioni complessive per la prima squadra, a fronte di sei nuovi ingressi.
Il dato è significativo perché racconta bene il tipo di mercato costruito: il Lecce non ha semplicemente aggiunto calciatori, ma ha cercato di ridisegnare la rosa togliendo ciò che non veniva più considerato funzionale. Smaltire una squadra costruita nel corso degli anni senza contemporaneamente indebolirla rappresentava già di per sé un ostacolo. A questo se ne sono aggiunti almeno altri due decisamente più pesanti.
Il caso Banda ha cambiato i programmi del Lecce
La situazione legata a Banda ha condizionato inevitabilmente una parte della strategia. Il Lecce si è trovato nella necessità di intervenire per sostituire un calciatore che se ceduto avrebbe potuto generare un’entrata economica e se rimasto avrebbe tolto un pensiero di mercato a Trinchera.
La conseguenza oggi è evidente: è stato necessario investire sul sostituto senza poter utilizzare le risorse derivanti dalla cessione di Banda. Una variabile che ha inciso sul budget e sulle priorità, obbligando il club a muoversi in uno scenario differente rispetto a quello che poteva essere immaginato all’inizio dell’estate.
Tiago Gabriel, la cessione importante che non è arrivata
Parallelamente c’era da gestire il dossier Tiago Gabriel. Il difensore interessava a diversi club europei, ma quell’interesse non si è trasformato in un’offerta capace di raggiungere la valutazione stabilita dal Lecce.
Trinchera si è quindi trovato davanti a una situazione delicata. In una prima fase era comprensibile attendere: una cessione importante avrebbe garantito risorse fresche da reinvestire. Con il passare delle settimane, però, Trinchera ha dovuto completare il mercato senza poter contare su quell’entrata.
Lecce, le fasce offensive sono molto più complete
Entrando nella costruzione della squadra, il primo miglioramento evidente riguarda gli esterni offensivi. Sul lato sinistro, orfano di Sottil e Banda, il Lecce dispone oggi di profili con caratteristiche e prospettive differenti.
Amar Fatah rappresenta un investimento sul futuro: giovane, con margini importanti e ancora da costruire completamente. Joël Monteiro, invece, arriva con un bagaglio di esperienza superiore e con partite disputate anche nelle competizioni europee.
A questi vanno aggiunti a destra Pierotti e N’Dri, con Lærke jolly, aumentando sensibilmente il numero delle soluzioni a disposizione di Di Francesco.
Non sappiamo ancora chi sarà realmente decisivo. Sappiamo però che oggi l’allenatore dispone di più possibilità rispetto alla situazione iniziale.
Geubbels cambia le gerarchie dell’attacco
Anche al centro dell’attacco il livello della concorrenza sembra essere cresciuto. Štulić, che nella passata stagione rappresentava il riferimento principale, parte oggi alle spalle di Willem Geubbels nelle gerarchie potenziali. Il francese è un giocatore che soltanto qualche anno fa aveva una valutazione economica molto importante e porta con sé caratteristiche e potenziale differenti rispetto alle soluzioni precedenti. Alle loro spalle c’è poi Esteban, altro profilo giovane sul quale il Lecce può lavorare nel medio periodo.
Questo non significa che Geubbels segnerà necessariamente più gol o che Esteban diventerà un grande attaccante. Significa semplicemente che, sulla carta, le possibilità offensive sono aumentate. Ed è questo che possiamo valutare oggi.
Gorter e Ilić: più qualità a centrocampo
A centrocampo la sensazione è che il Lecce abbia cercato soprattutto qualità. Gorter resta una scommessa, ma è una scommessa con caratteristiche tecniche precise e ha già mostrato di poter offrire qualcosa di diverso nella gestione del pallone.
A lui si aggiunge Ivan Ilić, uno degli innesti più interessanti dell’intera campagna acquisti. Il serbo porta esperienza, tecnica e soprattutto una qualità nella costruzione della manovra che può modificare il modo di giocare del Lecce. Non è stato rivoluzionato il reparto numericamente. È stato invece ritoccato cercando caratteristiche differenti.
In difesa serviva soprattutto un’alternativa a Danilo Veiga
Il reparto nel quale c’era probabilmente meno bisogno di intervenire profondamente era la difesa. Una delle necessità principali era trovare una soluzione alle spalle di Danilo Veiga, che nella scorsa stagione aveva praticamente monopolizzato il ruolo. L’arrivo di Ali Dembélé, in prestito con opzione dal Torino, garantisce almeno numericamente un’alternativa in più. Se il giocatore sarà realmente adatto a quel ruolo e quanto riuscirà a incidere sono valutazioni che dovrà fornire il campo.
Oggi possiamo dire che il problema numerico è stato affrontato. Al centro, invece, il Lecce ha mantenuto una struttura composta da Tiago Gabriel, Gaspar, Siebert e Scott, senza sentire la necessità di aggiungere altri elementi.
Il ritorno di Bleve cambia poco le gerarchie
Tra i portieri c’è poi il ritorno di Marco Bleve. È una scelta che, almeno teoricamente, modifica relativamente poco gli equilibri rispetto alla precedente presenza di Früchtl. Il motivo è semplice: Falcone negli ultimi quattro anni praticamente non ha saltato una partita.
In questo reparto non c’era quindi la necessità di investire risorse particolarmente importanti. Bleve rappresenta una soluzione conosciuta e funzionale alla composizione del gruppo.
Falcone e Gallo, due conferme che valgono come acquisti
Nel giudizio sul mercato va inserito anche ciò che il Lecce è riuscito a trattenere. E qui ci sono due nomi che pesano molto: Wladimiro Falcone e Antonino Gallo. Sono due dei riferimenti tecnici delle ultime quattro salvezze del Lecce e rappresentano una continuità importante dentro una squadra che, nel frattempo, ha cambiato diversi interpreti.
La permanenza di Gallo garantisce affidabilità, conoscenza dell’ambiente e un riferimento già consolidato sulla fascia sinistra. Ma è soprattutto quella di Falcone ad avere un peso specifico enorme. Negli ultimi anni il portiere è stato uno dei punti fermi assoluti della squadra, per rendimento, continuità e centralità nello spogliatoio. In un mercato nel quale molte squadre avrebbero potuto cercare un profilo del genere, riuscire a trattenerlo può essere considerato a tutti gli effetti un acquisto da top player.
Non arriva un nuovo nome, ma resta uno dei calciatori più importanti della rosa. E per una squadra che deve costruire un’altra salvezza, partire ancora da Falcone significa conservare una certezza in un ruolo decisivo.
Anche questo, nella valutazione complessiva del mercato, contribuisce al voto 8: il Lecce non ha soltanto comprato e venduto, ma ha saputo anche proteggere alcuni dei suoi pilastri.
Un mercato più sobrio e con meno scommesse pure
C’è poi un altro aspetto che considero positivo: il numero delle operazioni. Negli ultimi anni il Lecce aveva spesso inserito in rosa diversi profili da sviluppare, alcuni dei quali rappresentavano vere e proprie scommesse. Questa volta il mercato è sembrato più selettivo.
Ci sono giovani da valorizzare, certamente, ma meno operazioni che possano essere considerate semplicemente tentativi a basso costo nella speranza che uno dei giocatori possa esplodere. È un mercato che sembra aver cercato meno quantità e una maggiore definizione dei ruoli.
E contemporaneamente ha fatto un lavoro che negli anni precedenti era risultato più complicato: liberarsi di alcune situazioni che rischiavano di rimanere ferme indefinitamente.
Perché il voto al mercato del Lecce è 8
È per tutto questo che il mio voto è 8. Un’altra ala destra avrebbe completato ulteriormente il reparto offensivo e avrebbe probabilmente eliminato uno degli ultimi punti interrogativi nella composizione della rosa.
Ma il mercato va pesato anche rispetto alle condizioni nelle quali è stato costruito: il poco tempo a disposizione di Trinchera, la gestione degli esuberi, la questione Banda, l’incertezza intorno a Tiago Gabriel e una cessione importante che alla fine non ha finanziato le ultime settimane di mercato.
A questo va aggiunta la capacità di prendere decisioni su giocatori come Pérez, Kouassi, Marchwiński e Sala. In passato erano rimasti a Lecce in attesa che qualcosa cambiasse. Questa volta si è cercata una soluzione concreta.
Il risultato è una rosa che appare più completa in alcuni reparti senza essere stata riempita di acquisti. Poi arriverà il giudizio più importante: quello del campo. Tra qualche mese potremmo scoprire che qualche acquisto non ha funzionato oppure, al contrario, che alcune intuizioni sono state molto migliori di quanto oggi possiamo immaginare.
Ma quello sarà un voto diverso.
L’8 di oggi riguarda il mercato costruito, le scelte compiute e il modo in cui è stata ridisegnata la rosa. Non il rendimento futuro dei giocatori acquistati.


