Colacem di Galatina: il sindacato richiama l'attenzione sul lavoro tra allarmi sanitari e incertezze sul futuro
All’indomani delle denunce sui rischi cancerogeni emersi in Parlamento , i sindacati richiamano l'attenzione sul futuro dei 100 lavoratori: "Salute e occupazione non siano contrapposti"
Il dibattito intorno allo stabilimento Colacem di Galatina si accende ulteriormente, portando alla luce la complessa sfida di tenere insieme la tutela della salute e la salvaguardia dei livelli occupazionali. In una nota congiunta, Tommaso Moscara (Segretario Generale Cgil Lecce) e Luca Toma (Segretario Generale Fillea Cgil Lecce) sono intervenuti per sottolineare come, in questo scontro, i lavoratori rischino di diventare i "grandi assenti" della discussione.
Il contesto: l’allarme sanitario
La presa di posizione dei sindacati arriva all'indomani delle preoccupanti notizie riguardanti i dati tecnici di ARPA Puglia e Asl di Lecce, riportate ieri in merito a un'interrogazione parlamentare presentata dall'On. Elisabetta Piccolotti. Secondo quanto emerso, ARPA avrebbe rilevato un rischio cancerogeno superiore alla soglia di accettabilità per la popolazione locale, in particolare a causa delle emissioni di arsenico e cromo esavalente. Tali evidenze hanno spinto diverse associazioni ambientaliste e l'Onorevole stessa a richiedere misure cautelative immediate, inclusa la possibile sospensione delle attività dello stabilimento.
La posizione del sindacato: salute e lavoro non siano contrapposti
Pur ribadendo che la difesa dell'ambiente e della salute ha una "assoluta priorità rispetto a qualsiasi attività o profitto", la Cgil Lecce esprime amarezza per il modo in cui i lavoratori vengono coinvolti nella vicenda. I segretari sottolineano che lo stabilimento di Galatina impiega circa 100 unità, oltre a generare un consistente indotto nel territorio.
Per il sindacato, l'ipotesi di una sospensione dell'attività in assenza di dati definitivi — e mentre è ancora in corso la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) — rappresenterebbe un colpo durissimo per oltre 100 famiglie, determinando una perdita di reddito e di occupazione stabile. "Dispiace ascoltare i lavoratori dire in questi giorni che non si ritengono ‘responsabili’ o che hanno la ‘coscienza a posto’", dichiarano Moscara e Toma, invitando a non creare inutili contrapposizioni tra chi lavora e chi difende il territorio.
L'appello alla politica
La Cgil attende ora l’esito della VIS, confidando nella sua indipendenza, ma suggerisce al contempo di allargare il monitoraggio a tutte le possibili sorgenti inquinanti del Salento, per un approccio più organico alle tematiche ambientali.
L'appello finale è rivolto alla politica, affinché dimostri un approccio equilibrato e ponderato, capace di affrontare la questione nella sua interezza. La richiesta è quella di una guida verso uno sviluppo sostenibile che contrasti l'inquinamento e difenda il territorio, senza però dimenticare la dignità e le prospettive di chi, in quello stabilimento, lavora ogni giorno.


