Papini: "Dovrebbero esserci quei 2-3 leader che si prendono la responsabilità"
L’ex giallorosso, oggi direttore sportivo dell’Angelana, analizza il momento del Lecce: «Estate tormentata, tanti cambiamenti. Poche certezze, ma Di Francesco va aspettato»
Nella di PL Talk andata in onda nel pomeriggio di ieri, è stato ospite l’ex calciatore del Lecce Romeo Papini, che dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ha intrapreso la carriera da direttore sportivo. Oggi nell'Angelana, Papini ha spiegato come il suo sia stato un percorso “iniziato dalle scuole calcio, addirittura dalla Seconda Categoria. Dopo questi 7-8 anni fortunatamente ho vinto un po' di campionati e mi trovo a fare il direttore in Serie D”.
Si passa poi al Lecce ed al rendimento dei giallorossi nelle prime uscite stagionali: “E' stata un'estate molto tormentata. L'addio di alcune persone importanti come Corvino e Mencucci può aver creato un minimo di spossamento anche perché sono figure che danno la via alla società”.
Papini ha evidenziato le incertezze legate ai numerosi cambiamenti e a una squadra che si presenta con qualche incertezza: “Con Stefano Trinchera ho avuto la fortuna di giocarci insieme ed averlo come direttore nell'ultimo anno che ho fatto a Lecce da giocatore. E' un ragazzo molto intelligente, in gamba e preparato. E' però vero che si arriva a questo campionato come se fosse il primo anno di A, con parecchie incertezze. Ci sono stati tanti cambiamenti. Quello che noto è una squadra dove è normale che non si viva di grandissime certezze. Questa è la sensazione".
L'ex Lecce ha escluso l’ipotesi di un esonero di Di Francesco, sottolineando la necessità di concedergli tempo "anche perché Di Francesco è uno che vuole determinate situazioni anche in campo. Chiaro che con i cambiamenti che ci sono stati bisogna lasciargli tempo. Penso che il Lecce sarà costretto a fare un campionato di sofferenza dove la speranza è che si riesca a trovare la direzione giusta per salvarsi". Si parla poi del fatto che all'interno della squadra potrebbero esserci attualmente ruoli poco definiti, con giocatori con poca forza di volontà, con poca voglia di andare a prendere il pallone o aiutare il compagno in difficoltà. Chi si dovrebbe far avanti per risolvere questa situazione? Secondo Papini, “il primo messaggio parte dalla società. Deve riuscire a tenere la barra dritta e trasmettere il messaggio positivo e la tranquillità di lavorare. Poi l'unione tra direttore sportivo e allenatore per poter proseguire con questo tipo di linea. Poi, fondamentale, è che all'interno della squadra ci siano quei 2-3 leader che si prendano le responsabilità”.
Poi conclude, parlando dell’importanza di capire dove migliorare e lavorare anche sull’aspetto mentale: “In queste situazioni è importante analizzare bene e capire dove migliorare la parte di campo. In questo c'è anche il lavoro sulla testa dei giocatori, dove deve essere bravo l'allenatore ed anche la società, facendo passare il messaggio che c'è fiducia. A Venezia sei andato a vincere, quindi significa che hai sofferto, sei rimasto in partita, sei stato probabilmente anche fortunato, ma hai vinto. I ragazzi ce l'hanno in corpo la possibilità di ottenere risultati importanti”.



