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Sono trascorse quasi due delle tre settimane senza Serie A e, a questo punto della sosta, un primo bilancio si può fare. Il Lecce ha giocato l'ultima partita di campionato il 20 settembre contro il Milan e tornerà in campo l'11 ottobre al Via del Mare contro il Bologna: in mezzo ci sono 21 giorni senza una gara ufficiale.

Non significa, però, 21 giorni senza calcio. Il gruppo rimasto a disposizione di Eusebio Di Francesco ha continuato ad allenarsi e il 1° ottobre ha disputato anche l'amichevole con l'Altamura. Nello stesso periodo nove giallorossi sono partiti con le rispettive Nazionali. È proprio questa divisione della rosa a rendere la sosta interessante da leggere: per alcuni è diventata una lunga fase di lavoro, per altri un periodo di partite, viaggi e recuperi molto ravvicinati.

Quasi due settimane sono passate: cosa possiamo già dire

Il primo punto è evitare un equivoco. Parlare di “sosta” non equivale a parlare di inattività. Gli effetti più evidenti del cosiddetto detraining emergono quando l'allenamento viene sospeso o fortemente ridotto, condizione diversa da quella di una squadra professionistica che continua a lavorare quotidianamente.

Il Lecce, in queste quasi due settimane, ha mantenuto il lavoro sul campo e ha inserito anche un test contro l'Altamura. Questo significa che la questione non è tanto capire se i calciatori abbiano “perso fiato”, quanto valutare se una pausa così lunga possa incidere su brillantezza, ripetizione degli sforzi e soprattutto ritmo partita.

Cosa dice la scienza dopo due settimane senza attività agonistica

Un riferimento utile arriva da uno studio pubblicato nel 2018 su PLOS ONE da Rodríguez-Fernández e colleghi. La ricerca ha analizzato 17 calciatori professionisti e 16 giovani élite dopo due settimane di detraining durante una pausa stagionale. I ricercatori hanno osservato un peggioramento della capacità di ripetere sprint ad alta intensità, mentre non sono emerse variazioni significative nella distanza percorsa allo Yo-Yo Intermittent Recovery Test di livello 1.

Il dato è interessante perché nel calcio la capacità di ripetere accelerazioni e sprint con recuperi brevi ha un peso specifico importante. Ma lo stesso studio non può essere trasferito automaticamente al Lecce o alle altre squadre di Serie A: quei giocatori avevano attraversato un periodo di vera sospensione dell'allenamento.

Un secondo lavoro, sempre pubblicato su PLOS ONE nel 2018, aiuta a capire meglio la differenza. Venti calciatori sono stati divisi tra chi interrompeva completamente l'attività per due settimane e chi continuava a svolgere allenamento aerobico ad alta intensità con volume ridotto. Nel gruppo fermo sono peggiorati sia il test Yo-Yo IR2 sia la capacità di ripetere sprint; nel gruppo che ha mantenuto il lavoro ad alta intensità, invece, la condizione è rimasta sostanzialmente stabile.

Dunque, sulla base di questi studi, si potrebbe affermare che una lunga pausa dalle partite non comporta necessariamente una perdita della forma fisica se il carico di allenamento viene gestito correttamente.

Il problema può essere il ritmo gara più che la condizione

C'è però un aspetto che un allenamento difficilmente riesce a riprodurre completamente: la partita ufficiale. Pressione avversaria, velocità delle decisioni, intensità dei duelli, transizioni e necessità di mantenere concentrazione per 90 minuti costruiscono un contesto differente rispetto a una seduta o a un'amichevole.

Su questo tema è particolarmente interessante uno studio pubblicato sull'International Journal of Performance Analysis in Sport, che ha analizzato 3.494 prestazioni di squadra in Bundesliga, Liga, Ligue 1 e Premier League. I ricercatori hanno confrontato il rendimento prima e dopo le pause invernali.

In Ligue 1, dove lo stop medio era di circa 19 giorni, sono emersi peggioramenti significativi in alcuni parametri relativi al passaggio. In Bundesliga, con una pausa media di 32 giorni, il calo riguardava diversi indicatori legati al tiro. La Liga, con una pausa media di 13 giorni, non mostrava invece variazioni significative.

È importante non trasformare questa correlazione in una certezza: lo studio è osservazionale e non dimostra che sia stata la pausa, da sola, a provocare i cambiamenti. Offre però un'indicazione coerente con ciò che gli staff temono maggiormente dopo un'interruzione lunga: si può mantenere la condizione atletica e perdere qualcosa nella continuità tecnico-agonistica.

Il Lecce è diviso in due gruppi

dembele siebert

La situazione giallorossa presenta poi un'altra particolarità. Nove calciatori sono stati convocati dalle rispettive Nazionali: Coulibaly, Fofana, Gandelman, Gaspar, Monteiro, N'Dri, Ngom, Penev e Tiago Gabriel. Alcuni di loro hanno due impegni, altri tre o quattro.

Per questi giocatori la maxi-sosta, di fatto, non esiste. Continuano a giocare, viaggiare e allenarsi con gruppi e staff differenti. Chi è rimasto a Lecce, invece, ha potuto lavorare con continuità, recuperare e seguire un programma costruito interamente dallo staff di Di Francesco.

Nazionali, fatica e viaggi: cosa dice la medicina dello sport

La letteratura recente si è occupata anche del peso degli impegni internazionali. Uno studio pubblicato nel 2025 sull'International Journal of Sports Physiology and Performance ha analizzato dati di carico, viaggi e recupero di 79 calciatori delle Nazionali.

I risultati mostrano un'associazione tra carichi partita più elevati e peggiori percezioni di recupero, maggiore fatica e indolenzimento e qualità del sonno più bassa. Un dato particolarmente interessante riguarda il ritorno al club: i calciatori riferivano livelli peggiori di fatica, soreness e recupero nel passaggio dalla Nazionale alla propria squadra rispetto agli spostamenti tra due gare della stessa selezione.

Un'altra ricerca, pubblicata nel 2024 sulla rivista Sports, ha confrontato le quattro settimane precedenti 1.270 infortuni con 2.540 situazioni di controllo nei cinque principali campionati europei. Nei giocatori successivamente infortunati erano presenti, in media, più carico gara, meno recupero e maggiori volumi di viaggio internazionale.

Anche qui serve prudenza: si tratta di associazioni e non della prova che una convocazione o un viaggio provochino direttamente un infortunio. Il messaggio utile è un altro: quando i nazionali rientrano, il loro stato non può essere valutato soltanto sulla base dei minuti giocati. Entrano in gioco recupero, distanza percorsa, trasferte, sonno e tempo disponibile per riallinearsi al lavoro del club.

Il Bologna vive una situazione persino più estrema

Il discorso vale anche per il prossimo avversario. Il Bologna aveva inizialmente comunicato undici convocati nelle varie Nazionali, ai quali si è poi aggiunto Martin Vitík: dodici giocatori complessivi lontani da Casteldebole durante questa finestra.

La squadra rossoblù ha cercato di mantenere un riferimento competitivo con una partitella di 60 minuti insieme alla Primavera. Anche per Palladino, quindi, il problema sarà ricomporre il gruppo negli ultimi giorni prima della trasferta di Lecce.

Il bilancio a nove giorni da Lecce-Bologna

A quasi due settimane dall'inizio della pausa, il quadro è quindi più chiaro. Per chi è rimasto a Lecce la sosta può essere stata una fase utile per recuperare e lavorare senza la pressione della partita ogni sette giorni. Le ricerche disponibili indicano che mantenere allenamenti ad alta intensità può limitare o evitare il calo della condizione.

Per i nazionali il problema è opposto: non recuperare troppo poco dal campionato, ma rientrare con un carico maggiore, viaggi alle spalle e pochi giorni per tornare dentro i meccanismi della squadra.

Resta poi il tema del ritmo partita. L'amichevole con l'Altamura ha permesso a Di Francesco di mantenere un riferimento agonistico per chi è rimasto nel Salento, ma non può riprodurre completamente ciò che accadrà l'11 ottobre contro il Bologna.

Per questo la ripresa offrirà indicazioni interessanti già dai primi minuti: tempi del pressing, distanze tra i reparti, intensità nelle seconde palle, capacità di ripetere gli sprint e velocità delle decisioni. Più che domandarsi semplicemente se il Lecce sarà “in forma”, sarà utile capire quanto velocemente riuscirà a tornare dentro una partita vera dopo tre settimane senza Serie A.

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