Pitteddhre salentine: la ricetta dei dolci con mostarda d'uva
Le crostatine a forma di cestino della tradizione leccese: impasto con olio d'oliva, ripieno di mostarda e cottura in forno.
Le pitteddhre salentine sono piccoli dolci di pasta all'olio d'oliva, modellati a cestino e riempiti con mostarda d'uva. Nella provincia di Lecce vengono chiamate anche pitteddhe, pittedde o muffettate. L'Atlante dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Puglia le documenta come preparazione di origine contadina, diffusa durante tutto l'anno e soprattutto nel periodo natalizio.
Il ripieno tradizionale è una confettura d'uva densa, spesso preparata con uve locali e mela cotogna. L'impasto, invece, è essenziale: farina, olio d'oliva, scorza di limone, acqua e poco sale. Nella versione documentata dall'Atlante PAT non sono necessari burro, uova né zucchero aggiunto alla pasta: la dolcezza arriva dalla mostarda.
Pitteddhre salentine: ingredienti per circa 18-20 pezzi
| Ingrediente | Quantità |
|---|---|
| Farina 00 o farina di grano duro setacciata | 500 g |
| Olio extravergine d'oliva | 100 g |
| Acqua a temperatura ambiente | 160-190 ml circa, secondo assorbimento |
| Scorza di limone non trattato | 1 limone |
| Sale | Un pizzico |
| Mostarda d'uva densa, per uso alimentare | 250-300 g circa |
Tempi indicativi: 20-25 minuti per l'impasto e la formatura, 30 minuti di riposo, 20-30 minuti di cottura. Le quantità d'acqua e la resa dipendono dalla farina e dal diametro dei dischi. Questa è una trasposizione domestica della preparazione tradizionale descritta nell'Atlante PAT pugliese.
Come preparare le pitteddhre passo dopo passo
Impastare farina, olio e limone
Versate la farina in una ciotola, aggiungete la scorza di limone finemente grattugiata e un pizzico di sale. Incorporate l'olio d'oliva e lavorate con le dita per distribuirlo nella farina. Aggiungete l'acqua poco per volta, fermandovi quando l'impasto diventa compatto, omogeneo ed elastico. Non è necessario versarla tutta: alcune farine ne assorbono meno.
Formate un panetto, copritelo e lasciatelo riposare per circa mezz'ora. Il riposo rende più semplice stendere la pasta senza strapparla.
Stendere la sfoglia e formare i cestini
Stendete l'impasto a circa 2-3 millimetri. Con un coppapasta o un bicchiere ricavate dischi di 8-9 centimetri. Mettete al centro di ciascuno un cucchiaino di mostarda, senza esagerare: un ripieno troppo abbondante tende a fuoriuscire in forno.
Sollevate il bordo in più punti e pizzicatelo con pollice e indice, formando piccole pieghe. Si ottiene così il caratteristico cestino, spesso simile a una stella. Disponete i dolci su una teglia rivestita di carta da forno, lasciando un po' di spazio tra uno e l'altro.
La cottura in forno
Cuocete in forno statico già caldo a 180 °C per circa 20-30 minuti, controllando la doratura. La pasta deve risultare asciutta e leggermente croccante; i tempi variano in base allo spessore e al forno. Lasciate raffreddare su una gratella: il ripieno caldo può provocare scottature.
Perché la mostarda d'uva è importante nella ricetta
La mostarda d'uva salentina è una conserva di vendemmia, differente dalle mostarde piccanti a base di senape. L'Atlante PAT descrive l'impiego di uve locali, soprattutto Negroamaro e Malvasia, con zucchero e cotogna. La consistenza densa aiuta il ripieno a restare nel cestino durante la cottura.
Si possono incontrare versioni familiari con confetture diverse, ma quando si parla di pitteddhre tradizionali della provincia di Lecce è corretto ricordare il ruolo della mostarda d'uva. Per questa preparazione utilizzate una conserva alimentare pronta e sicura: la cottura del dolce non rende automaticamente sicura una confettura conservata in modo scorretto.
Un dolce della tradizione contadina leccese
La scheda regionale collega le pitteddhre all'abitudine di utilizzare ritagli di impasto per ricavare piccoli contenitori di pasta, poi riempiti con la conserva disponibile in casa. La forma a stella ha favorito anche il nome popolare «cuscini di Gesù Bambino». È una denominazione della tradizione, non un dato sull'origine storica certa della ricetta.
Il prodotto è inserito nell'elenco dei PAT pugliesi dal 2009, con area di origine indicata nella provincia di Lecce. Per questo merita una pagina autonoma rispetto alle generiche crostatine con marmellata: cambiano il tipo di impasto, la forma e il legame con le conserve della vendemmia salentina.
Come conservare le pitteddhre fatte in casa
Le testimonianze sulla conservazione prolungata in scatole di latta e recipienti di terracotta descrivono pratiche storiche, non una garanzia di sicurezza per qualsiasi preparazione moderna. A casa lasciate raffreddare completamente i dolci, riponeteli in un contenitore pulito e asciutto e attenetevi alle indicazioni di conservazione della confettura utilizzata. Se il ripieno è deperibile, conservate in frigorifero e consumate in tempi brevi.

