Una Terra, un Popolo e uno specchio
Le emozioni di un nostro tifoso dopo l'incredibile partita tra Sassuolo e Lecce
Nell’Italia sud-orientale c’è una Terra a cui nessuno ha mai regalato nulla.
Nell’Italia sud-orientale c’è un Popolo a cui nessuno ha mai regalato nulla.
Se nasci in quella Terra, sei fortunato.
Se la conosci, te ne innamori.
Se sei costretto ad abbandonarla, non vedi l’ora di riabbracciarla.
In quella Terra il pallone non è uno sport, è molto di più.
È appartenenza, rivalsa, legame.
Spiegare cosa significhi in realtà è difficile.
Eppure quel Popolo riesce a trasmetterlo a ragazzi provenienti da 22 Nazioni diverse.
E quando scende in campo è l’immagine di quella Terra: ha tante difficoltà, cade, ma non molla mai.
Perché per esistere devi resistere.
Sopratutto quando nessuno ti ha mai regalato nulla.
Quella Terra si chiama Salento.
Quel Popolo sono i Salentini.
E ieri, a 887 km da casa, per l’ennesima volta ho capito cosa vuol dire per noi quel pallone.
L’ho capito quando ho pianto con chi non conoscevo.
Quando mio padre mi ha chiamato al gol di Stulic.
Quando ho pensato a chi non poteva esserci.
Quando ho visto ogni calciatore dare tutto quello che aveva.
Quando un ragazzo portoghese con il numero 44, piangendo, ha indicato lo stemma.
Non l’ha fatto per dovere.
L’ha fatto perché ha capito cosa vuol dire per noi.
Nell’Italia sud-orientale ci sono una Terra e un Popolo che si guadagnano tutto con le proprie forze.
E se non ce la fanno, possono sempre guardarsi allo specchio.


