header logo

Lameck Banda non è un bomber, non lo è mai stato e probabilmente non lo sarà mai. Non vive per riempire l’area, non è il giocatore che aspetta il pallone giusto. È uno che la partita la rompe, la strappa, la sporca. E proprio per questo, quando segna, succede sempre qualcosa di eclatante: succede che il Lecce fa punti. Sempre.

È accaduto contro il Torino, è successo con la Juventus, si è ripetuto con l’Udinese e, da ultimo, a Pisa. Quattro gol, quattro partite in cui il Lecce non ha perso. Dieci punti portati in classifica su trentadue complessivi realizzati dai giallorossi. 

Il problema del Lecce, per tutta la stagione, non è mai stato solo segnare poco. È stato segnare senza riuscire a dare continuità a quel momento. Andare in vantaggio e poi sparire. Accendersi e spegnersi nel giro di pochi minuti. Banda, nel suo piccolo, ha rappresentato l’eccezione. Non tanto per il numero di gol, ma per il loro significato.

Lecce, a Pisa cambia la storia: per la prima volta reagisce dopo il pareggio
Per una volta, il Lecce ha fatto qualcosa che in questa stagione non gli era mai riuscito. Andare in vantaggio, subire i...

Sono gol che non servono ad abbellire un risultato, ma a costruirlo. E questo cambia completamente la prospettiva. Perché in una squadra che fatica a produrre, chi incide nei momenti chiave vale il doppio.

Il paradosso è tutto qui: Banda è un giocatore discontinuo, a tratti anche irritante nelle scelte, ma quando trova la giocata giusta, sposta davvero qualcosa

E allora la domanda non è più quanti gol fa, ma quanto pesano. La risposta è già scritta nella classifica. E forse, per una squadra che lotta per salvarsi, è l’unico dato che conta davvero.

Lecce, a Pisa cambia la storia: per la prima volta reagisce dopo il pareggio
Zenga incorona Falcone: “Da Inter? Prima pensi alla salvezza”