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E se la soluzione fosse il 4-2-3-1?

Scritto da Andrea Sperti  | 

Partiamo da una premessa importante: ci conoscete e lo sapete, non ci piace parlare di moduli perché non è nel nostro stile incastrare i giocatori in schemi di gioco troppi rigidi o identificarli attraverso i numeri.

A volte, però, chi svolge il nostro mestiere è costretto a farlo ed ecco allora che oggi vi parleremo di un modulo che, a parer nostro, potrebbe fare al caso del Lecce, per interpreti a disposizione e loro caratteristiche.

Come tutti sappiamo Marco Baroni, tecnico giallorosso, adotta il 4-3-3. Questo schema di gioco lo scorso anno ha dato grandi soddisfazioni, permettendo al Lecce di vincere tante partite grazie ad una buona copertura del terreno di gioco ed all’esaltazione delle qualità dei giocatori in campo. Un modulo molto vicino a questo è il 4-2-3-1, un sistema di gioco che prevede l’inserimento di un mediano in più a centrocampo e lo spostamento di una mezz’ala nel ruolo di trequartista, con maggiori compiti offensivi e, di conseguenza, minori difensivi.

Lasciando stare la difesa a 4, data ormai per assodata, il Lecce nel suo centrocampo, oltre all’insostituibile Hjulmand, può contare su Askildsen, Blin e Bistrovic, giocatori che nascano registi o mediani e che in carriera sono stati poi avanzati ed adattati nel ruolo di mezz’ala. Helgason e Gonzalez, dal canto loro, possono giocare più avanti, perché hanno caratteristiche offensive e capacità d’inserimento più sviluppate rispetto ai loro colleghi.

Nel ruolo di trequartista, proprio a ridotto della punta, in questo Lecce possono giocare anche Marcin Listkowski, che in Polonia ha impressionato tutti proprio in questa porzione di campo, e Pablo Rodriguez, che da esterno rende poco perché non ha nelle corde né il dribbling a rientrare né la fase difensiva. 

Forse anche Ceesay e Colombo potrebbero beneficiare di questo cambiamento tattico perché avrebbero un giocatore più vicino con il quale dialogare, che fungerebbe anche da collante tra centrocampo ed attacco, e potrebbero evitare di giocare spalle alla porta troppo distanti dall’area avversaria.

Siamo certi che Baroni stia studiando delle soluzioni alternative per migliorare la fase offensiva, segnare più gol e subire sempre meno. I numeri, in ogni caso, lasciano il tempo che trovano perché ciò che conta davvero è l’interpretazione del ruolo da parte dei protagonisti in campo. 

Adesso domenica c’è il Monza e sarà fondamentale lottare su ogni pallone per conquistare i primi tre punti di questo difficile campionato. 


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