Lecce, niente processi: c'è una lacuna in rosa, ma viene colmata da Di Francesco
La sconfitta con la Roma non cancella i progressi: Falcone leader, difesa solida ed il tecnico ex Sassuolo valore aggiunto in una corsa salvezza tutta da giocare
È bastata una sconfitta casalinga contro la Roma per far calare le tenebre in casa Lecce, cancellando – almeno nell’umore della piazza – l’importantissimo pareggio strappato allo Stadium contro la Juventus. Ma la domanda vera, quella che conta davvero, è una sola: questo Lecce ha una rosa all’altezza per salvarsi oppure no?
La risposta, guardando numeri e campo, è meno scontata di quanto sembri. Anzi.

Difesa
Partiamo dalla porta, dove il Lecce può permettersi un lusso che molte rivali non hanno: Wladimiro Falcone, uno dei portieri più affidabili e continui dell’intera Serie A. Reattivo, leader silenzioso, spesso decisivo. Davanti a lui, una coppia centrale che rappresenta una vera garanzia: Gaspar e Tiago Gabriel, solidi, fisici, moderni. Talmente forti che, guardando al prossimo mercato, trattenerli non sarà affatto semplice. Sugli esterni difensivi, Veiga e Gallo fanno il loro: non stelle, ma terzini assolutamente degni della categoria.
Centrocampo
Il cuore della squadra batte a centrocampo, reparto completo e ben assortito. Ramadani, play di rottura con esperienza europea, detta tempi e garantisce equilibrio. Coulibaly è un box-to-box di rendimento altissimo, probabilmente tra i migliori della Serie A per continuità. E poi c’è Berisha: 22 anni, nazionale albanese, già 13 presenze, 2 gol e 3 assist. Talento in crescita, già realtà.

C'è una lacuna, ma viene colmata da Di Francesco
Il vero tallone d’Achille? La qualità tecnica offensiva di esterni e centravanti. Un limite evidente, che però il Lecce ha provato a colmare con un investimento tutt’altro che banale: Eusebio Di Francesco e il suo staff. Una scelta forte, ambiziosa. E non casuale.
Perché nonostante lacune tecniche importanti davanti, questo Lecce riesce comunque a stare sopra Genoa, Verona, Fiorentina e Pisa, grazie a un gioco di squadra riconoscibile e a una fase difensiva solida. Una squadra organizzata, mai casuale. Un Lecce che, per livello complessivo, è sullo stesso piano di Parma e Cagliari: loro hanno forse individualità più forti, ma non un allenatore top come quello giallorosso.
Ieri la Roma ha affrontato il Lecce del suo ex allenatore, l’ultimo capace di portarla fino a una semifinale di Champions League. Un dettaglio che pesa, anche emotivamente.
C’è da migliorare? Assolutamente sì. Tutto è migliorabile. Ma senza fare tragedie inutili. Il Lecce oggi è a cinque punti dal terz’ultimo posto: tanta roba, considerando che a inizio stagione era indicato da molti come il fanalino di coda annunciato.
No ai processi
La strada è lunga, gli ostacoli non mancheranno. Ma i numeri, la rosa e la guida tecnica dicono una cosa chiara: questo Lecce è vivo, competitivo e ha tutte le carte in regola per giocarsi la salvezza fino in fondo. Senza paura. E senza processi sommari.





