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Ottantuno giorni per riscrivere il destino della FIGC. Un conto alla rovescia che parte oggi, giovedì 2 aprile, e accompagna il calcio italiano fino al 22 giugno, giorno delle elezioni federali. Nel mezzo, un Mondiale che parla già altre lingue — Stati Uniti, Canada e Messico — e un’Italia ancora una volta spettatrice, ferita dall’ennesima esclusione dal palcoscenico più grande.

È il tempo della resa dei conti. E della ripartenza. Dopo le dimissioni ufficiali di Gabriele Gravina, si apre la corsa alla successione sulla poltrona più pesante del calcio italiano. Un tavolo politico-sportivo dove le mosse si studiano con largo anticipo e le alleanze valgono quanto un gol al novantesimo.

Tutti i nomi

In cima alla griglia dei favoriti c’è Giovanni Malagò, ex presidente del CONI e figura di peso assoluto dello sport italiano. La sua candidatura, sempre più concreta, troverebbe il sostegno di una larga parte dei club di Serie A, pronti a vedere in lui il profilo istituzionale capace di ridare centralità e credibilità al sistema. Il suo curriculum olimpico, ricco di risultati e gestione di grandi eventi, viene letto come una garanzia di stabilità.

Alle sue spalle resiste l’idea di un ritorno al passato con Giancarlo Abete, già presidente della FIGC tra il 2007 e il 2014. Uomo di sistema, conoscitore profondo delle dinamiche federali, Abete rappresenta l’opzione dell’esperienza: già in passato era stato indicato come possibile soluzione nei momenti di crisi del calcio italiano, soprattutto dopo le grandi delusioni internazionali.

Più defilata, ma non fuori dai giochi, la candidatura di Matteo Marani, oggi alla guida della Lega Pro. Il suo lavoro in Serie C è stato improntato a tentativi di riforma e riequilibrio di una categoria spesso fragile, tra difficoltà economiche e instabilità strutturali. Un profilo più “di campo” rispetto agli altri, ma con meno forza politica nella corsa alla presidenza.

Sullo sfondo resta anche l’ipotesi Demetrio Albertini, sostenuto dall’associazione dei calciatori: una candidatura che avrebbe il sapore della rappresentanza diretta della componente tecnica, ma che al momento appare più una suggestione che una vera avanzata.

Spunta Rivera

E mentre i giochi si aprono, si alza anche una voce pesante dal passato azzurro. Gianni Rivera si dice pronto a candidarsi: ”Ho un programma preciso“, ha dichiarato, sottolineando come il problema della mancata qualificazione non sia un caso isolato ma il sintomo di criticità profonde e non risolte.

Ora la partita si sposta fuori dal campo. Niente pallone, ma strategie, visioni e equilibri da ricostruire. Ottantuno giorni per decidere chi guiderà il calcio italiano nel tentativo più difficile: tornare a competere davvero.

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