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Quattro anni di attesa, accuse pesanti come macigni e una sentenza che ribalta tutto. Nella cornice austera del Palazzo di Giustizia, la partita più delicata si chiude con un verdetto netto: assoluzione piena, “il fatto non sussiste”.

Protagonisti, loro malgrado, Mattia Lucarelli e Federico Apolloni, entrambi 24 anni, finiti sotto processo per una vicenda che risale alla notte del 27 marzo 2022. In primo grado erano arrivate condanne pesanti, ma l’appello cambia completamente lo scenario: liberi da ogni accusa, insieme agli altri tre imputati.

Il triplice fischio della Corte

La prima sezione penale d’appello non lascia spazio a interpretazioni. Formula piena, quella che nel linguaggio giuridico equivale a un gol al 90’: “il fatto non sussiste”. Le motivazioni arriveranno entro 90 giorni, ma il risultato è già scritto sul tabellone.

L’urlo liberatorio

Fuori dall’aula, tensione che si scioglie in pochi secondi. Cristiano Lucarelli, ex bomber simbolo del Livorno, non trattiene la rabbia accumulata:
“Luridi, per quattro anni ci avete infamato”.

Parole dure, urlate davanti a telecamere e taccuini, come uno sfogo dopo una partita vissuta sempre in salita. Poi gli abbracci, le lacrime, la liberazione di una famiglia che si stringe attorno ai propri ragazzi.

Dalla condanna al ribaltone

La storia processuale è quella di un match in due tempi: primo grado con condanne tra i 3 anni e 7 mesi e i 2 anni e 5 mesi, poi il ribaltone in appello. Nel mezzo, anche gli arresti domiciliari nel 2023 per i due calciatori.

L’avvocato difensore, Leonardo Cammarata, lo dice senza giri di parole: “È l’esito che ci aspettavamo. I processi vanno accettati, ma qui è andata secondo giustizia”.

Il post partita sui social

A fine giornata, il racconto si sposta su Instagram. Ancora Cristiano Lucarelli, stavolta con toni più intimi: un messaggio al figlio Mattia, tra sofferenza e rivincita.
Quattro anni di accuse, insulti, minacce, opportunità svanite. E poi quella parola scritta in maiuscolo: “INNOCENTE”.

Oltre il risultato

Resta una vicenda complessa, segnata da due verità processuali opposte tra primo e secondo grado. Come in certe partite controverse, il risultato finale non cancella le polemiche, ma consegna una certezza giuridica: per la Corte d’appello, quei fatti non sono mai esistiti.

E il fischio finale, questa volta, non lascia spazio ai supplementari.

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