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Maggio, in Italia, non è soltanto il mese dei verdetti. È il mese delle telefonate che contano, degli incontri a porte chiuse, dei summit che possono cambiare il volto della prossima Serie A. È il tempo delle panchine, delle promesse da mantenere e delle tentazioni che bussano alla porta. E mai come quest’anno il valzer degli allenatori sembra destinato a ridisegnare gli equilibri del campionato.

Le certezze

Qualcuno, intanto, può dormire sonni tranquilli. Cristian Chivu si gode un finale da re dopo il doblete che ha consacrato il suo lavoro, mentre Gian Piero Gasperini e Luciano Spalletti hanno già incassato la fiducia totale dei rispettivi club: Roma e Juve andranno avanti con loro, comunque finisca la stagione. Stabilità rara, quasi un lusso, in un calcio che vive di umori e risultati settimanali.

Restano saldi anche quei tecnici che, salvo chiamate irrinunciabili, continueranno il percorso iniziato quest’anno: Cesc Fabregas, Kosta Runjaic, Carlos Cuesta, Daniele De Rossi ed Emanuele Pisacane rappresentano la linea della continuità, della progettualità giovane, delle idee prima ancora dei trofei.

Le incertezze

Poi c’è il territorio dell’incertezza. Quello delle retrocesse e di chi rischia ancora di precipitare. Cremonese e Lecce vivono giorni sospesi, con il destino tecnico legato a doppio filo alla categoria. Perché salvarsi cambia tutto: budget, mercato, ambizioni e naturalmente allenatore.

Ma gli occhi di tutti sono puntati soprattutto su Napoli e Milano. Due piazze enormi, due situazioni diversissime, un unico filo conduttore: la Nazionale sullo sfondo.

A Napoli si aspetta il faccia a faccia tra Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte. Un incontro inevitabile, quasi decisivo. Da una parte il presidente, dall’altra un allenatore che non ha alcuna intenzione di fare passi indietro. Conte vuole rispettare il contratto fino al 2027, addirittura ragionando su un possibile prolungamento. Nessuna voglia di dimissioni, nessuna ipotesi rescissione. E lo stesso De Laurentiis non pensa a un esonero. Tradotto: servirà trovare un punto d’incontro.

Il summit arriverà soltanto dopo l’ultima giornata contro il Pisa, ma una certezza già esiste. Se Conte dovesse salutare, il piano B del Napoli porta a un nome pesantissimo: Maurizio Sarri. Un ritorno clamoroso, romantico e insieme pragmatico, perché il tecnico toscano rappresenterebbe una garanzia immediata per ripartire.

massimiliano allegri
Max Allegri

Sul fronte Milan, invece, il clima è molto più nebuloso. La rincorsa Champions resta complicata e il futuro di Massimiliano Allegri non appare più così saldo. Anzi. La sensazione è che la dirigenza possa scegliere una svolta comunque, indipendentemente dal piazzamento finale. Ed è qui che entra in gioco anche la Federazione: il profilo di Allegri piace eccome per l’eventuale rifondazione azzurra.

Nel frattempo Cardinale e Furlani riflettono su due nomi soltanto. Due idee quasi opposte. Da un lato Vincenzo Italiano, molto stimato dall’ad rossonero per intensità e mentalità offensiva. Dall’altro Francesco Farioli, scelta rivoluzionaria, moderna, europea, quasi filosofica.

E se Italiano lasciasse Bologna? I rossoblù hanno già individuato il possibile sostituto: Fabio Grosso, l’uomo più richiesto del momento tra i club di fascia medio-alta. Piace alla Fiorentina, che si prepara a salutare Vanoli, piace alla Lazio e interessa anche all’Atalanta, qualora Palladino non venisse confermato.

I viola, però, continuano a coltivare anche il sogno Sarri. Lotito invece guarda all’estero e segue con attenzione Alessio Lisci, reduce da un’esperienza convincente in Spagna e legatissimo ai colori biancocelesti. A Bergamo, infine, i Percassi valutano persino un clamoroso ritorno: Thiago Motta, l’uomo che potrebbe riaprire un ciclo tecnico completamente nuovo.

E il resto della Serie A? 

E il resto della Serie A? Si muove eccome. Il Sassuolo, sempre più rassegnato a perdere Grosso, pensa a Ignazio Abate dopo l’ottimo lavoro alla Juve Stabia. Il Torino vede complicarsi la pista Gattuso e torna a riflettere su Ivan Juric, nome che conosce ambiente e piazza.

Il mercato degli allenatori è appena iniziato. E come sempre, le partite più importanti si giocano lontano dal campo.

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