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Un pari contro la Lazio serve al Lecce per smuovere una classifica che era ancorata a diciassette punti da quattro giornate. La vittoria manca, eccome se manca, però fare anche un punto può dare morale soprattutto se viene da una prestazione positiva, nella quale in fase difensiva si è rischiato davvero poco e sicuramente si poteva fare meglio in quella offensiva.

I laziali venivano da una sconfitta, ma quella precedente l'avevano vinta, nelle ultime cinque gare hanno collezionato due pareggi, due sconfitte ed una vittoria, i giallorossi invece un solo punto. Si dice tanto della “Lazio in crisi” ma a conti fatti era proprio il Lecce che stava messo peggio. Lo sapevamo da tempo che il mese di gennaio sarebbe stato difficile e la sconfitta inopinata contro il Parma non ha aiutato, ma Di Francesco ha avuto la capacità di “nascondere” le sconfitte contro Inter e Milan e di ripartire proprio dai quei sessanta minuti visti contro i ducali, il Lecce ha fatto vedere di esserci. Ha dimostrato di saper tenere bene il campo e con quindici tiri verso la porta avversaria anche di poter “osare”. E' vero che a parte la traversa interna colpita da Ramadani, Provedel ha dovuto compiere solo tre interventi ma è altrettanto giusto ricordare che i rischi corsi sono stati davvero pochi.

Partita sporca quella conclusa, fatta di duelli a tutto campo ma anche tatticamente estrema, gara che ha lasciato pochissimo spazio alle “giocate” ed il Lecce ai punti probabilmente avrebbe meritato la vittoria. I duelli vinti sono stati tanti da parte di Ramadani e soci, le ripartenze sbagliate anche ed è su questo aspetto che si dovrebbe ancora intervenire se la finestra di mercato desse qualche opportunità a Corvino e Trinchera.

Di Francesco ha schierato la formazione che ha ritenuto migliore in questo momento, con Veiga esterno destro basso, ha invertito Tiago Gabriel e Siebert, posizionando il primo sul centro destra ed il tedesco sul centro sinistra, Gallo a completare la linea di difesa davanti a Falcone; a centrocampo Ramadani, Coulibaly (probabilmente i migliori in campo insieme a Siebert) con Gandelman centrocampista più avanzato, praticamente accanto a Stulic; sugli esterni a sinistra un ritrovato Banda ed a destra Pierotti. Un 4-2-3-1 che era più un 4-4-2. Il primo tempo dei giallorossi è stato da applausi, hanno lasciato le briciole ai laziali, mentre nella ripresa non si è riusciti a mantenere gli stessi ritmi e gli uomini di Sarri sono usciti un po' fuori dal guscio ma senza impensierire davvero la retroguardia del Lecce.

Alla fine lo zero a zero deve accontentare entrambe le formazioni e quando il risultato è in bilico non è scontato portare punti, queste partite basta poco per perderle.

Cosa ci è piaciuto e cosa invece no della serata

Come abbiamo detto prima la prestazione superlativa di tre elementi: Siebert, Ramadani e Coulibaly, oltre al solito Falcone che ha dovuto fare un solo intervento, ma è stato decisivo; senza dubbio ci è piaciuta l'intensità prodotta, soprattutto nel primo tempo, quella voglia di strappare letteralmente la palla agli avversari e ripartire, la capacità di mantenere i reparti stretti e corti, l'aiuto reciproco continuo, la dedizione e la concentrazione in quasi tutte le fasi della partita.

Non ci è piaciuta la transizione offensiva, non apprezziamo l'incapacità di fare la scelta giusta da parte di alcuni anche quando gli avversari sono posizionati male, non ci piace la perdita dei tempi di gioco nelle ripartenze a campo aperto; non apprezziamo che Stulic non venga mai servito, il serbo pare essere condannato a fare a spallate con i difensori avversari, pulire il pallone e smistarlo, poi però non gli ritorna mai più. Eppure servito in area la sua potrebbe dirla, chiaramente lontano dalla porta non ha le caratteristiche per “strappare” palla al piede o di guadagnare punizioni. Non ci è piaciuto che Di Francesco, nel secondo tempo, con la squadra un po' stanca abbia evitato di completare tutte le sostituzioni; Maleh avrebbe potuto sostituire Gandelman già intorno al settantesimo minuto e non importa che DiFra lo veda più mediano che mezz'ala avanzata, l'israeliano era stanco ed andava sostituito. Non ci è piaciuto che al posto di Pierotti abbia preferito Morente invece di Ndri, il cambio “conservativo” manda un messaggio errato alla squadra, senza volerlo comunichi paura di perdere e la percepisce tutto lo stadio, oltre agli undici in campo.

Insomma questa squadra deve continuare a migliorare, ha un filotto di tre partite in cui può fare di più per ritrovare consapevolezze e soprattutto punti in classifica.

La prossima a Torino sarà una gara difficilissima che si preannuncia “sanguinosa”, è importante che il Lecce non si “elevi” a buon samaritano, perchè i problemi degli altri non sono più importanti di quelli che ha questa squadra, solo che il Lecce deve aiutarsi da solo.

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