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Si sa, nel Lecce targato D'Aversa la sua presenza è imprescindibile. La sua figura in mezzo al campo, determina dinamiche di gioco che, nel corso dell'incontro, potrebbero rivelarsi fondamentali ai fini del risultato finale. Quando non è in giornata ne risente l'intera squadra, un po' come se si rompesse l'ingranaggio di un meccanismo perfetto che, senza di esso, perfetto non lo è più. 

La figura di Ylber Ramadani, in giallorosso, è un po' quella di un ingranaggio che quando rotto non riesce più a dettare i tempi di funzionamento e di gioco dell'intero gruppo. E' colui che coordina, oltre a garantire equilibrio, agli avvenimenti che si verificano nel rettangolo verde. Come un bravo regista deve fare durante i suoi film, anche per Ramadani il ruolo e pressoché simile. Se sbaglia il suo compito, il resto della scenografia viene meno e il film non è più gradevole da guardare. Se Ylber stecca l'impostazione di gioco, sbagliando tempi, passaggi e precisione, la squadra non sarà certamente bella da vedere e risultati, quelli positivi ovviamente, non è più detto che arrivino.

Il Frosinone e il gol liberatorio

Ylber Ramadani

Quella contro il Frosinone, specie nel primo tempo, non è certamente stata la miglior partita dell'albanese da quando veste la maglia del Lecce. Perde alcuni palloni in porzioni del campo insidiose che avrebbero potuto costare caro, ai suoi compagni, se l'avversario avesse saputo sfruttare meglio l'occasione a sua disposizione. 

Nella ripresa, però, cresce con il passare dei minuti e l'ingresso in campo di Kaba, assieme a Blin, è di suo giovamento. Con affianco i due francesi, Ylber sembra avere maggior sicurezza e opportunità di guadagnare metri nel rettangolo verde, provando la conclusione in porta (che non gli manca affatto) e arrivare al gol, quel gol che sa un po' di liberazione: per lui, i suoi compagni, i tifosi, tutti. La rete contro ciociari è stata rasserenante e non solo per essere stata la prima con questi colori ma anche per essere stata di vitale importanza per il momento della stagione. Un periodo insidioso per alcune prestazioni (convincenti solo a metà) ma, soprattutto, per una vittoria che non arrivava da tanto, troppo tempo. Un calcio, non solo al pallone, ma anche a qualche mugugno, di troppo, che da queste parti è ben noto appena qualcosa non sembra andare per la direzione giusta.

Ramadani e i tifosi

I tifosi del Lecce

Arrivato in estate, Ramadani è a quota 17 partite stagionali (considerando il campionato e la Coppa Italia). Quello che colpisce del ragazzo, è il rapporto che, fin da subito, ha voluto intraprendere con i suoi tifosi. Nonostante il poco tempo trascorso dal suo arrivo in città, è come se fosse qui da molto più tempo per come ha dimostrato, fin dai primissimi periodi, grande senso di attaccamento e appartenenza per questi colori. Che sia una vittoria o una sconfitta, una prestazione di livello o insufficiente, è sempre tra i primi a “metterci la faccia”, dimostrando grande senso di responsabilità e maturità. Il giro di campo per salutare i tifosi, al termine di ogni partita, sembra esser diventato un proprio tratto distintivo. Un leader vero, dentro e fuori dal rettangolo. 

Adesso la speranza è quella di vederlo crescere e maturare, ancora, con questi colori sulla pelle per diverso tempo. Continuare a ricevere la sua empatia e il suo carisma durante le partite, vederlo lottare su ogni pallone come spesso accade e, perché no, festeggiare ancora dovesse arrivare qualche altro suo gol per poter festeggiare e gridare a gran voce il suo nome.

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