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Ancora un’aggressione, ancora un appartenente alla Polizia Penitenziaria costretto a ricorrere alle cure dei sanitari. E ancora una volta uomini e donne del Corpo chiamati a fronteggiare situazioni di grave criticità senza poter contare su strumenti, mezzi e condizioni di sicurezza adeguati.

È quanto accaduto nei giorni scorsi, poco dopo le 7.30, all’interno della Casa Circondariale di Lecce. Quella che sembrava una mattinata apparentemente tranquilla si è trasformata in pochi istanti nell’ennesimo episodio di violenza ai danni del personale.

Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio, un detenuto di origine straniera avrebbe aggredito un appartenente alla Polizia Penitenziaria intervenuto per riportare la calma e interrompere una discussione tra detenuti. Un intervento svolto, come accade quotidianamente, con senso del dovere e con l’obiettivo di garantire ordine e sicurezza all’interno dell’istituto, ma che ancora una volta ha avuto un prezzo per chi indossa la divisa.

«Siamo ormai di fronte a una situazione che non può più essere considerata emergenziale o occasionale – denuncia il segretario nazionale del SINAPPE, Monica Filippo Antonio –. Le aggressioni nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria continuano a susseguirsi e, nonostante ciò, chi lavora quotidianamente negli istituti sembra essere lasciato solo a fronteggiare una realtà sempre più difficile e pericolosa».

Il problema, secondo il Segretario Nazionale SINAPPE, non riguarda soltanto la frequenza con cui si verificano episodi di violenza, ma anche le condizioni nelle quali gli operatori sono costretti a intervenire.

«Il personale viene mandato in trincea a mani nude – sottolinea – chiamato a intervenire nelle situazioni più delicate e imprevedibili, spesso mettendo a repentaglio la propria incolumità. E tutto questo mentre gli operatori continuano a garantire il proprio servizio con professionalità, spirito di sacrificio e senso di responsabilità, nonostante difficoltà ormai strutturali che affliggono il sistema penitenziario».

«Quello che maggiormente ci lascia sgomenti è il silenzio di chi dovrebbe ascoltare e tutelare il personale. Abbiamo chiesto un incontro al Prefetto, ma, a oggi, non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Ci domandiamo quale debba essere la gravità della situazione prima che venga riconosciuta la necessità di confrontarsi con chi, quotidianamente, vive sulla propria pelle le criticità delle carceri».

Una denuncia che si inserisce in un quadro più ampio e che, secondo il Dott. Monica, non può essere affrontato continuando a considerare ogni aggressione come un episodio isolato.

«Gli ultimi fatti di cronaca dimostrano ancora una volta quanto sia urgente intervenire. Non possiamo continuare a parlare di singoli episodi, perché dietro ogni aggressione c’è un lavoratore che rischia di farsi male, una famiglia che vive con preoccupazione, un collega che torna a casa con le conseguenze fisiche e psicologiche di quanto accaduto. La sicurezza del personale non può essere affidata esclusivamente al coraggio e alla professionalità dei Poliziotti Penitenziari».

Da qui la richiesta di misure immediate e concrete, capaci non soltanto di intervenire dopo che un'aggressione si è verificata, ma soprattutto di prevenirla e di garantire condizioni di lavoro adeguate.

«Il Corpo di Polizia Penitenziaria rappresenta un presidio fondamentale dello Stato all’interno delle carceri e merita rispetto, attenzione e, soprattutto, strumenti adeguati per svolgere il proprio compito. Non si può chiedere professionalità senza garantire sicurezza».

Nel frattempo, resta la vicinanza al collega coinvolto nell’aggressione e a tutto il personale della Casa Circondariale di Lecce.

«A lui e a tutti i colleghi va la nostra solidarietà, con l’auspicio di una pronta e completa guarigione. Al personale intervenuto va invece il nostro plauso per la tempestività, la professionalità e il sangue freddo dimostrati ancora una volta. È grazie a questi uomini e a queste donne se, nonostante tutto, gli istituti continuano quotidianamente a funzionare».

Il Segretario SINAPPE ribadisce quindi la volontà di continuare a chiedere con forza risposte e interventi concreti, affinché la sicurezza della Polizia Penitenziaria torni a essere una priorità e nessun operatore sia più costretto ad affrontare situazioni di pericolo senza adeguate tutele.

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