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Le prime giornate di campionato hanno messo davanti agli occhi di tutti, esperti e non, abbastanza chiaramente che quest'anno il Lecce, in difesa, ha dei seri problemi.

Proprio quel reparto che, negli anni passati, ha costruito le storiche salvezze salentine, compensando a una fase offensiva che ha avuto spesso da ridire.

Proviamo a dare concretezza, attraverso l'analisi di dati, numeri e statistiche, ai problemi avuti nelle ultime settimane.

Dati preoccupanti: tra i peggiori in assoluto

Analizzando i numeri messi a disposizione dal sito ufficiale di Opta Analyst, leader mondiale per la raccolta di dati e statistiche dei top campionati, emerge un esito preoccupante per le sorti del campionato salentino.

Il Lecce è primo, assieme al Frosinone, nella classifica degli Expected Goal (XG) concessi : ben 13,59. Rispetto ai ciociari però (7), i salentini hanno subito 12 gol, piazzandosi quarta tra le peggiori difese del campionato. La differenza tra i due numeri è estremamente negativa: -1,59, per una squadra detta a salvarsi, rende il lavoro finale estremamente difficile. Nel momento in cui la produzione offensiva scarseggia, è fondamentale cercare di convertire al meno possibile i gol attesi per non essere costretti a recuperare costantemente situazioni di svantaggio. Il dato riflette dunque una scarsa attenzione generale dietro.

Quest'ultima emerge soprattutto nel dato sui tiri subiti: se quelli totali sono 93, piazzando la squadra al sesto posto, è troppo alto il numero delle conclusioni nello specchio, ossia 44. Il Lecce è primo per distacco in questa statistica negativa, considerando che la seconda peggiore è il Sassuolo che ne ha subiti 36. Otto in meno.

In relazione ai tiri in porta subiti, il Lecce è secondo per goal attesi (XG) di media a tiro subito: 0,15. Peggiore solo il Venezia a 0,16.

La difesa alta non funziona

Il Lecce di Di Francesco sembra aver pagato a caro prezzo, attraverso i risultati, l'addio di Del Rosso alla fine della scorsa stagione, dovendosi reinventare e trovando nuovi approcci alla fase difensiva. Il nuovo lavoro non sta dando gli esiti sperati.

La squadra sta sperimentando un metodo di aggressione immediata sul primo possesso, con conseguente innalzamento della linea a quattro arretrata.

Vediamo alcuni dati.

La prima aggressione ha trovato esiti positivi sul dato del PPDA (Passes Allowed per Defensive Action), ossia il misuratore per eccellenza del pressing: esso calcola il numero di passaggi medi che la squadra concede all'avversario prima di riottenere il possesso del pallone. Il Lecce si trova all'ottavo posto in Serie A per PPDA, con una media di 13,00. Le riconquiste alte sono addirittura 45. Tantissime per una “piccola” del campionato.

Questo dato ottimo è ahimè legato inesorabilmente a un altro estremamente negativo che sfocia nella fase offensiva: dei 45 recuperi alti, soltanto uno ha poi portato a una conclusione verso la porta, ossia il 2,22%. Nettamente il peggiore tra i top 5 campionati europei.

L'intensa aggressività e il baricentro alto hanno però messo il Lecce al primo posto per tackle fatti (129) e fuorigioco concessi (28, staccando Como e Inter rispettivamente a 22 e 20).

La tattica non rende al meglio come auspicato dallo staff tecnico: dai tackle effettuati risulta che solo il 47% sono vinti dai giallorossi. Perdere i duelli genera, gioco forza, un alto numero di contropiedi subiti: 11, da cui nascono vari gol, come ad esempio l'ultimo di Enem nella gara persa contro il Bologna. Peggio ha fatto solo il Frosinone.

Bisogna migliorare

I numeri evidenziano dunque una fase difensiva che necessita di miglioramenti urgenti. Il Lecce dovrà ritrovare compattezza, attenzione e solidità, limitando quegli errori che rischiano di compromettere il lavoro dell’intera squadra. 

La speranza è che si possa invertire la rotta al più presto, perché senza una svolta concreta il rischio è che il campionato prenda una piega decisamente negativa.

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