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La foto pubblicata ha scatenato una valanga di commenti. Non una semplice discussione, ma un flusso continuo di accuse, ironie, complotti, offese e letture emotive che raccontano molto più del clima che circonda il calcio italiano che non della singola prestazione di un portiere.

Quello che vi mostriamo è un post a caso, ma ne esistono decine di post con questo tenore.

Falcone

“Era meglio quando parlavate del centrocampista più forte del campionato turco”, scrive Marco, mentre Renato liquida tutto con un secco “Quanto vi rode…”. C’è chi va oltre il sarcasmo e parla apertamente di complotto, come Sandro: “Avete esultato contro l’Inter siete proprio mediocri. Complotto”, o Alex, che rincara: “Ufficio inchieste… gomblotto non è giusto”.

Il bersaglio è chiaro. Non tanto la partita, quanto l’idea che Falcone possa aver giocato “contro” il Lecce per favorire la Roma. Un’ipotesi che per molti diventa una certezza. Nicola scrive che Falcone è “romano di nascita e romanista” e che “prima o poi giocherà nella sua Roma”, mentre Roberto parla di “vergogna” e di una partita che sarebbe stata decisa “già dopo Juve-Lecce”.

falcone

C’è anche chi spinge il discorso su livelli più estremi. Giampaolo arriva a invocare un’indagine federale sul primo gol, parlando di “gambe aperte metaforicamente” e di voglia di “non seguire più il calcio”. Altri, come Bruno, tifoso romanista, scelgono l’insulto diretto: “Complessi di m***a, fateve na vita”. Marco parla di “dementi sbiaditi”.

Nel mezzo, qualche voce fuori dal coro. Fabio ricorda semplicemente che “domani è scontro salvezza contro la Fiorentina”. Rino si chiede se questa sia “una pagina della Lazio visto che si parla solo di Roma”. Qualcuno, come Sergio, si limita a un laconico “A pupazzi”.

Il punto, però, non è stabilire chi abbia torto o ragione sul singolo episodio. Il punto è il corto circuito che ormai accompagna ogni partita: la lettura tecnica della partita viene spazzata via dalla lettura identitaria. Se un portiere sbaglia, non sbaglia perché è un atleta sotto pressione, ma perché “è di Roma”, “è della Lazio”, “tifa Juve”, “strizza l’occhio a qualcuno”.

È una dinamica pericolosa, perché trasforma il calcio in un tribunale emotivo permanente, dove ogni errore diventa prova di malafede e ogni prestazione positiva o negativa viene filtrata solo attraverso la maglia che si ama o si odia.

Falcone può aver sbagliato sul primo gol? Sì. Può aver fatto grandi parate in altre partite, anche contro squadre scomode? Anche. Le due cose possono convivere senza bisogno di tirare in ballo combine, favoritismi o romanità genetica.

Quello che resta, leggendo centinaia di commenti, è la fotografia di un tifo sempre più nervoso, sempre meno disposto ad accettare l’errore sportivo e sempre più pronto a rifugiarsi nella teoria del complotto. Un tifo che spesso parla più di sé stesso che del campo.

E forse, prima di effettuare processi sommari, bisognerebbe tornare a una verità semplice: il calcio è imperfetto, come chi lo gioca e come chi lo guarda. 

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