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Francesco Camarda continua ad aspettare il suo momento. Questa volta, però, non a Lecce ma al Milan. E il tema è interessante soprattutto perché riporta alla memoria il dibattito dello scorso anno, quando il club giallorosso ed Eusebio Di Francesco finirono sotto accusa per il minutaggio concesso al giovane attaccante.

Oggi il contesto è cambiato, la maglia anche. La sostanza, almeno per il momento, molto meno.

Nelle prime sei giornate di Serie A con il Milan, Camarda ha raccolto soltanto spezzoni di gara contro Lazio e Lecce, senza partire mai titolare. Ruben Amorim lo considera il vice di Gonçalo Ramos e continua a ribadire pubblicamente la propria fiducia, ma contemporaneamente parla di un ragazzo che ha bisogno di tempo e che deve ancora adattarsi al ritmo e ai meccanismi della squadra.

Camarda e le critiche al Lecce di un anno fa

La situazione offre inevitabilmente uno spunto di riflessione rispetto a quanto accaduto nella passata stagione.

Ad aprile Massimo Ambrosini aveva utilizzato proprio Camarda come esempio delle difficoltà del calcio italiano nella valorizzazione dei giovani: “Camarda va a Lecce e non gioca”. Una frase che aveva chiamato direttamente in causa il club e le scelte di Di Francesco. 

I numeri, però, raccontavano già allora una situazione più complessa. Prima dell'infortunio alla spalla, poi riacutizzato e successivamente operato, Camarda aveva totalizzato 19 presenze tra Serie A e Coppa Italia, 742 minuti, un gol e un assist. Di Francesco rispose successivamente alle critiche sottolineando proprio un elemento che nel dibattito veniva spesso trascurato: il ragazzo era stato costretto a fermarsi e a sottoporsi a un intervento chirurgico. Non era quindi semplicemente la storia di un giovane lasciato in panchina.

L'infortunio alla spalla ha pesato più di quanto si ricordasse

A distanza di mesi è stato lo stesso Camarda a raccontare quanto sia stato complicato quel periodo.

Parlando recentemente del recupero, il classe 2008 ha descritto l'infortunio come un'esperienza difficile, ricordando di essersi visto dopo l'intervento molto dimagrito e fisicamente debole. La riabilitazione è stata lunga e progressiva, passando da obiettivi apparentemente semplici come togliere il tutore e recuperare gradualmente il movimento del braccio.

abbraccio camarda di francesco

Un passaggio importante anche per rileggere con maggiore equilibrio la sua stagione salentina.

Quando si giudicava il suo minutaggio, infatti, una parte consistente dell'annata era stata inevitabilmente condizionata da un problema fisico serio. Non un dettaglio, ma uno degli elementi centrali della sua esperienza a Lecce.

Amorim crede in Camarda, ma chiede tempo

Ed è interessante che oggi sia proprio Amorim a utilizzare concetti molto simili.

Alla vigilia della seconda giornata di campionato, il tecnico del Milan aveva spiegato che Camarda aveva bisogno di “tempo e spazio”, aggiungendo che il giovane doveva sentirsi il secondo attaccante della squadra e non una semplice alternativa marginale. Allo stesso tempo aveva ammesso che il classe 2008 stava ancora adattandosi al gioco rossonero. 

Fiducia, dunque, ma senza scorciatoie.

È esattamente il punto che spesso si perde quando si parla di un calciatore di appena 18 anni: credere in un talento non significa necessariamente schierarlo titolare ogni settimana.

Il Milan ha scelto di tenerlo in rosa proprio per accompagnarne la crescita. Eppure, nonostante questa decisione e nonostante Amorim lo consideri la prima alternativa a Ramos, il campo continua ad arrivare con prudenza. 

Camarda, il tempo aiuta a rileggere anche l'esperienza di Lecce

Questo non significa che ogni scelta compiuta dal Lecce nella scorsa stagione fosse automaticamente corretta, né che Camarda non avrebbe potuto trovare qualche minuto in più. Significa però che ridurre tutto alla formula “a Lecce non giocava” era probabilmente troppo semplice.

La gestione di un ragazzo del 2008, alle prese con la sua prima vera stagione in Serie A e con un grave infortunio nel mezzo, richiedeva inevitabilmente cautela. Il fatto che oggi anche il Milan, che conosce Camarda da quando era bambino e che ha deciso espressamente di puntare su di lui, stia procedendo gradualmente rende quella discussione ancora più significativa.

A Lecce si chiedeva perché Di Francesco non lo facesse giocare di più. Oggi la stessa domanda comincia ad accompagnare Amorim.

Forse la risposta non riguarda necessariamente l'allenatore o la società di turno. Forse riguarda semplicemente il percorso di crescita di un attaccante di enorme prospettiva che, nonostante il talento, deve ancora completare diversi passaggi prima di diventare un titolare stabile in Serie A.

E proprio Amorim sembra averlo sintetizzato meglio di tutti: Camarda ha bisogno di tempo

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