Di Francesco: "Maleh? Ha chiesto lui di essere ceduto. Siebert o Gaspar? 50 e 50"
Le dichiarazioni del tecnico giallorosso alla vigilia della partita con il Torino
Non è stata una conferenza fatta di frasi di circostanza. Anzi, dalle parole di Eusebio Di Francesco è emersa con chiarezza la fotografia di un Lecce che sta attraversando una fase delicata, dove mercato, risultati e atteggiamento mentale si intrecciano inevitabilmente.
Il passaggio più diretto è stato quello su Maleh. Nessun giro di parole, nessuna ambiguità: la separazione nasce da una volontà precisa del calciatore.
“Ha chiesto espressamente lui di essere ceduto, venendo da me a parlarne.”
Una scelta che il tecnico ha rispettato, ma che ha anche usato per ribadire un concetto centrale nel suo progetto.
“Dobbiamo arrivare all’obiettivo con i calciatori che hanno la giusta determinazione per vestire questa maglia.”
Allo stesso tempo, Di Francesco ha voluto riconoscere la professionalità mostrata dal centrocampista finché è rimasto in gruppo, sottolineando come il comportamento non sia mai stato un problema. Il tema, semmai, è la convinzione con cui si affronta una stagione complicata.
Quando il discorso si è spostato sul mercato in generale, il tecnico ha abbassato il tono, tornando su un piano di realismo.
“I campioni e i fenomeni non sono alla nostra portata.”
Una frase che racconta i limiti strutturali del Lecce, ma anche la necessità di costruire attraverso idee chiare più che attraverso nomi altisonanti.
La partita contro il Torino diventa così uno snodo importante. Non solo per la classifica, ma per ciò che rappresenta in termini di continuità.
“Dobbiamo attaccarci al risultato attraverso gli atteggiamenti giusti.”
Di Francesco ha insistito sul concetto di crescita, ricordando come, dopo un certo numero di gare, anche le statistiche inizino a raccontare una verità.
“Le statistiche parlano chiaro e dopo un tot di partite hanno un senso. Noi dobbiamo dare continuità al lavoro trasformandolo in risultati.”
Nel calcio, ha aggiunto, il tempo è sempre poco.
“Si vuole l’immediatezza. Siamo tutti valutati per i risultati.”
Guardando al campo, il tecnico ha spiegato come la fase offensiva venga costruita partita dopo partita, adattandosi agli avversari. L’arrivo di giocatori con caratteristiche diverse serve proprio a questo.
Cheddira viene citato come riferimento per la verticalità, mentre Gandelman è descritto come un giocatore capace di occupare l’area più che di attaccare la profondità. Scelte mirate, dettate dalle carenze emerse.
Il Lecce, però, resta incompleto.
“Ci manca un centrocampista di qualità come Berisha.”
Una mancanza che pesa, anche se segnali incoraggianti arrivano dagli allenamenti, dove Sala sta crescendo "negli allenamenti".
Tra i nuovi, uno dei profili che ha convinto maggiormente è Ngom.
“È un giocatore molto interessante, può darci una grossa mano.”
Di Francesco ne apprezza le qualità e intravede prospettive importanti, pur riconoscendo differenze fisiche rispetto a chi lo ha preceduto. Lo stesso percorso di crescita è previsto anche per Fofana e gli altri innesti, chiamati a integrarsi rapidamente in un gruppo che deve imparare a conoscersi.
Più complesso il discorso su Marchwinski, reduce da un lungo periodo di inattività.
“Avrebbe avuto bisogno di minuti.”
Le qualità non sono in discussione, ma la concorrenza nel reparto obbliga l’allenatore a fare delle scelte, inevitabilmente penalizzando qualcuno.
“Quando alleni tanti giocatori, qualcuno lo devi penalizzare.”
Infine, uno sguardo all’avversario. Il Torino viene descritto come una squadra ferita, pronta a reagire dopo una sconfitta pesante.
“Me lo aspetto arrabbiato.”
L’ambiente non sarà semplice, ma il Lecce dovrà rispondere colpo su colpo, cercando di sfruttare le difficoltà granata.
“Dobbiamo imporre la nostra forza immediatamente.”
Resta aperto anche l’ultimo dubbio di formazione, in difesa.
“È 50 e 50.”
La scelta tra Siebert e Gaspar verrà comunicata solo domani, a conferma di una vigilia ancora tutta da decifrare. Ma il messaggio di fondo, quello, è già chiaro: in questo Lecce non c’è spazio per chi non è pronto a crederci fino in fondo.






