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Nelle analisi di Eusebio Di Francesco sulla fase offensiva del Lecce emerge con chiarezza una gerarchia precisa, ma resta un’assenza evidente: quella di N’Dri, di fatto mai preso in considerazione nelle scelte iniziali.

Il tecnico ha spiegato ieri in sala stampa come, per caratteristiche, l’uomo più facile da innescare sia Banda, mentre a Stulic viene chiesto un lavoro diverso, più funzionale alla squadra che alla finalizzazione. “Per caratteristiche quello da innescare più facilmente era Banda, mentre a Stulic chiediamo di aprire gli spazi e tenere palla per guadagnare un tempo di gioco”, ha dichiarato, sottolineando anche le difficoltà legate alle condizioni fisiche e alle alternative limitate in avanti, con l’assenza di Sottil.

Eppure, proprio in questo quadro, il caso N’Dri appare difficile da ignorare. L’esterno offensivo è uno dei pochissimi in rosa a non aver mai iniziato una partita dal primo minuto, segnale di una fiducia estremamente ridotta da parte dell’allenatore. Una scelta che colpisce anche alla luce delle difficoltà offensive evidenziate dal Lecce sia in termini di finalizzazione che, ultimamente, di uomini a disposizione.

Di Francesco ieri ha parlato di poche alternative senza Sottil, ma i numeri raccontano una realtà diversa. Nella gara contro la Roma, proprio N'Dri ha prodotto un xG di 0.24 e un xGOT di 0.28, dati comunque superiori a quelli di Stulic (xG 0.03 con xgot 0) e Cheddira (xG 0.10 xgot 0), soprattutto considerando il minutaggio nettamente più elevato rispetto a N’Dri.

Oltretutto dai piedi di N'Dri parte anche l'unica vera azione offensiva degna di nota, quella che ha visto Pierotti battere a rete con un colpo di testa che solo Hermoso ha potuto respingere a Svilar battuto.

Il punto non è tanto il confronto diretto tra i singoli, quanto la gestione complessiva delle risorse offensive. In un momento in cui il Lecce fatica a concretizzare, sorprende la scelta di non provare soluzioni alternative, anche a costo di rivedere equilibri consolidati. La sensazione è che N’Dri resti fuori dal progetto tecnico non per una questione di numeri o rendimento, ma per una valutazione interna che lo penalizza sistematicamente. E questo, alla luce delle difficoltà offensive dichiarate dallo stesso allenatore, apre inevitabilmente un tema.

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