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Tutto pronto per il cambio dell'ora: Domenica 29 Marzo, alle 2 di notte, bisognerà spostare in avanti di un'ora le lancette che dunque segneranno le 3. 

“Spostare le lancette” sta diventando sempre più un modo di dire e questo perché la maggior parte di noi usa i dispositivi digitali che si aggiornano automaticamente, come smartphone o tablet, e sempre meno sono orologi e sveglie analogiche, quelle con le lancette per intenderci. Ma non è solo per questo motivo: l'Italia infatti sta cercando di capire se l'orario legale possa diventare l'unico adottato sullo Stivale.

L'ora legale potrebbe diventare definitiva

L’ora legale potrebbe diventare una scelta definitiva anche in Italia. Non si tratta ancora di una decisione, ma di un percorso concreto avviato per valutare se eliminare il passaggio tra ora solare e ora legale possa portare benefici reali.

La X Commissione della Camera dei Deputati ha infatti approvato l’avvio di un’indagine conoscitiva che dovrà concludersi entro il 30 giugno 2026. Un passaggio istituzionale che riporta al centro un tema discusso da anni, ma mai affrontato in modo strutturato come oggi.

Il dibattito era già stato rilanciato nel novembre 2025 da una proposta sostenuta da 352mila firme, promossa dalla Società Italiana di Medicina Ambientale insieme a Consumerismo No profit e al deputato Andrea Barabotti. L’11 marzo 2026 è arrivato il via libera politico: ora si entra nella fase operativa.

Saranno ascoltati enti di ricerca, istituzioni, associazioni di categoria e organismi europei, con l’obiettivo di analizzare in modo completo gli effetti della misura. Al centro dell’indagine ci saranno l’impatto economico, le ricadute sul sistema produttivo, le conseguenze sulla salute e il confronto con altri modelli internazionali. Non è esclusa anche una fase di sperimentazione.

La spinta principale arriva dai numeri. Secondo i dati di Terna, tra il 2004 e il 2025 l’Italia ha risparmiato oltre 12 miliardi di kWh grazie all’ora legale, con un beneficio economico stimato in circa 2,3 miliardi di euro. Solo nel 2025, tra marzo e ottobre, il risparmio è stato di 310 milioni di kWh, pari al fabbisogno medio annuo di circa 120mila famiglie.

Il tema però non è solo nazionale. A livello europeo la questione è ferma dal 2019, quando il Parlamento UE approvò una proposta per permettere a ogni Stato di scegliere tra ora solare o legale permanente. Il processo si è bloccato, anche a causa della pandemia, ma soprattutto per le difficoltà di coordinamento tra Paesi, che rischierebbero di creare disallineamenti su trasporti, commercio e comunicazioni.

Se l’ora legale diventasse stabile, cambierebbe la gestione delle giornate. Niente più cambio dell’ora due volte l’anno, più luce nelle ore serali anche in inverno, ma mattine più buie. Un equilibrio che influenzerebbe abitudini, ritmi di lavoro e organizzazione della vita quotidiana.

Resta aperto anche il tema della salute. Il passaggio tra ora solare e legale è stato spesso associato a disturbi del sonno, cali di concentrazione e stress. Eliminare il cambio potrebbe ridurre questi effetti, ma il dibattito resta acceso su quale sia l’orario più adatto al benessere dell’organismo.

Per ora l’Italia osserva, raccoglie dati e valuta. Entro l’estate 2026 arriveranno le prime risposte concrete. Poi toccherà alla politica decidere se trasformare un’ipotesi in una scelta definitiva.

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