Non solo Stulic, Banda e Pierotti: (quasi) tutti i bomber spuntati della Serie A
Il centravanti del Lecce ha segnato 3 gol in 31 partite dopo un investimento da 5 milioni, ma in Serie A ci sono attaccanti ed esterni offensivi pagati molto di più e capaci di produrre ancora meno sotto porta
Spesso oramai si sente dire da alcuni tifosi del Lecce che Stulic “nu mbale” e questo perché il Lecce ha speso poco per averlo, oppure perché non è da Serie A, oppure entrambe le cose. Ma la realtà è un'altra e disegna una Serie A sempre più povera di talento, ma sempre più costosa per le casse dei club. Non vogliamo tessere a tutti i costi le lodi del Lecce, ma anche nella sfortuna i giallorossi riescono ad essere virtuosi, che poi è il senso di questo progetto: rimanere sostenibili anche quando i risultati non arrivano.
Nikola Stulic è costato al Lecce 5 milioni di euro e fin qui ha prodotto 3 gol in 31 partite. È un dato che pesa, perché il Lecce continua a pagare una povertà offensiva evidente e non ha trovato in lui quel centravanti capace di alzare il livello della produzione realizzativa. Ma fermarsi a Stulic, o usarlo come simbolo isolato di un errore, rischia di far perdere di vista il quadro generale.
Perché il problema non è solo del Lecce. E soprattutto non è vero che spendere molto di più garantisca automaticamente più gol. Anzi, guardando diversi casi di questa Serie A, emerge il contrario: ci sono attaccanti ed esterni offensivi costati cifre enormemente superiori a quelle investite dal Lecce e capaci di rendere ancora meno sotto porta.
Nel discorso del Lecce, peraltro, non va inserito soltanto Stulic. Anche Pierotti e Banda, attaccanti esterni, sono costati insieme circa 3 milioni di euro. Questo significa che il club giallorosso ha comunque investito risorse su più interpreti del reparto offensivo, senza però ottenere un rendimento all’altezza delle necessità. È un limite reale, evidente, che ha inciso sulla stagione. Ma è anche un limite che non riguarda soltanto chi spende poco.
Cosa succede in serie A
Basta guardare altrove. Il Milan, per esempio, ha preso Santiago Jimenez dal Feyenoord per 30 milioni nello scorso febbraio e si ritrova con un bottino di 1 gol in 14 partite, segnato proprio al Lecce in Coppa Italia. Sempre il Milan ha acquistato Nkunku dal Chelsea ad agosto per 37 milioni: il suo dato è di 6 gol in 30 partite. Numeri non irrilevanti in assoluto, ma certamente lontani da quelli che ci si aspetterebbe da investimenti di quel peso.
Anche il Napoli presenta casi simili. Lang, preso dal PSV a luglio 2025 per 25 milioni, ha segnato 3 reti in 42 partite. Ancora più significativo il caso di Lucca: i partenopei lo hanno pagato all’Udinese 26 milioni questa estate, dopo aver già speso 9 milioni l’anno scorso per il solo prestito. Il rendimento raccontato dai numeri è di 2 gol in 23 partite, prima del passaggio in prestito al Nottingham Forest, dove ha giocato 7 partite segnando 1 gol.

Nemmeno la Juventus è fuori da questo discorso. Openda, acquistato dal Lipsia per 43 milioni, ha prodotto 2 reti in 35 partite. Zhegrova, esterno offensivo preso dal Lille per 15 milioni, è fermo a 0 gol in 22 match. Anche qui, il rapporto tra spesa e resa sotto porta racconta una distanza evidente tra investimento e produzione reale. I bianconeri hanno a bilancio anche Francisco Conceição, 32 milioni e 4 reti in 37 partite.
Il Como, club che negli ultimi tempi ha speso molto, offre altri esempi utili. Kuhn è costato 19 milioni dal Celtic di Glasgow e ha realizzato 1 rete in 24 partite. Diao, preso dal Real Betis per 12 milioni, ha segnato 1 gol in 15 partite. Jesus Rodriguez, arrivato sempre dal Betis per 22,5 milioni, è a quota 3 reti in 32 partite. Tutti giocatori offensivi, tutti acquistati con investimenti importanti, tutti con numeri che non giustificano la spesa se il parametro di giudizio principale resta la produzione in zona gol.
Potremmo continuare a fare le pulci a tutte le squadre della Serie A, ma oramai il senso di quello che vogliamo dire si è capito.
E allora il punto non è assolvere il Lecce. Il Lecce il problema ce l’ha eccome. Non ha il bomber da doppia cifra e questa assenza pesa in modo enorme su tutta la sua stagione. Però bisogna mettere il dato nella giusta prospettiva. Perché è vero che le squadre più ricche, alla fine, spesso il bomber vero ce l’hanno comunque. Ma è altrettanto vero che una parte molto rilevante dei loro investimenti offensivi produce rendimenti bassissimi, in alcuni casi perfino peggiori di quelli giallorossi.
Cosa possiamo imparare da questi dati
Questo ci dice due cose. La prima è che il mercato dell’attaccante è diventato sempre più incerto: spendere di più non significa assicurarsi più gol. La seconda è che il livello medio del rendimento offensivo, negli ultimi anni, si è abbassato in modo sensibile.
Basta voltarsi indietro di vent’anni per accorgersene. Nella stagione 2005/06, un Cagliari poteva permettersi Suazo a 22 gol. Il Livorno aveva Lucarelli a 19. L’Empoli si godeva Ciccio Tavano, pure lui a 19 reti. Il Parma aveva Corradi a 10. La Reggina chiudeva con Amoruso a 11. Il Lecce trovava 9 gol da Vucinic. Il Siena, addirittura, poteva contare su due attaccanti come Chiesa e Bogdani, entrambi a 11 reti. Non si sta parlando delle grandi del campionato, ma di club medi o medio-piccoli che riuscivano comunque a esprimere riferimenti offensivi solidi, continui, riconoscibili.
Oggi questo quadro sembra molto più raro. I bomber da doppia cifra fuori dalle grandi sono meno frequenti, gli attaccanti costano di più, ma spesso producono meno. È una contraddizione che riguarda tutta la Serie A e dentro cui si inserisce anche il caso Stulic.
Per questo l’analisi sul Lecce va fatta con equilibrio. Stulic non ha dato i gol che servivano, ed è giusto dirlo. Così come è giusto osservare che, nel complesso, anche Pierotti e Banda non hanno alzato abbastanza il livello del reparto. Ma se il tema diventa capire se basti spendere di più per risolvere il problema, allora la risposta è no. I numeri di Milan, Napoli, Juventus e Como raccontano proprio questo: si può investire molto, moltissimo, e ritrovarsi comunque con attaccanti spuntati.
Il vero nodo, allora, non è soltanto quanto spendi. È quanto riesci a individuare il profilo giusto, inserirlo nel contesto giusto e metterlo nelle condizioni di rendere. E oggi, guardando la Serie A, appare sempre più evidente che trovare i gol è diventata una delle cose più difficili, costose e incerte del mercato.




