header logo

Il Lecce va a Como per “provare” nuove soluzioni, incredibilmente. Di Francesco schiera la squadra con un inedito 3-5-1-1 proprio contro la formazione che gioca meglio, a memoria, nel campionato di Serie A. Non lo fa a settembre, non lo fa a dicembre: decide di fare esperimenti quando mancano undici partite alla fine del campionato e i valori del Lecce ormai si conoscono bene, sia nei pregi sia nei difetti. Risultato? Un disastro.
Praticamente si ragiona a tavolino e si stabilisce di sfruttare la partita contro i lariani come fosse un allenamento; salvo poi prendere tre gol in venti minuti e ripartire da dove si era lasciato.

Eppure il Lecce era passato in vantaggio grazie all’assist di Banda per il colpo di testa di Coulibaly. Poi, però, è riuscito a sbilanciarsi al punto da subire due gol in contropiede, più un terzo di testa su calcio di punizione, a difesa schierata.

Il Como è sicuramente una squadra ben allenata e forte. Sapevamo tutti che andare a prendere punti in riva al lago sarebbe stato durissimo. Ne eravamo coscienti noi che scriviamo, lo erano a maggior ragione i calciatori e lo staff tecnico. Non riusciamo però a capacitarci dei motivi per cui una partita incanalata sui giusti binari debba trasformarsi per forza in un boomerang. Non capiamo perché quel vantaggio non sia stato difeso con le unghie e con i denti prima di capitolare.

In realtà, se proprio dobbiamo dirla tutta, sono troppe le cose che in Como-Lecce non abbiamo compreso: dalle decisioni agli atteggiamenti. E neppure le spiegazioni fornite in conferenza post-gara dal tecnico giallorosso ci hanno convinti.
Mezz’ora prima della partita, una volta appresa la formazione, avevamo già manifestato dubbi e perplessità sulla scelta di gestire una gara così importante cambiando sistema di gioco. Nel nostro piccolo avremmo voluto tutt’altro.

Volete conoscere un segreto? Chiaramente non abbiamo la prova del contrario, ma razionalmente, se Gandelman si è allenato tutta la settimana in disparte per problemi al ginocchio, non lo avremmo schierato titolare. Ngom al suo posto, con Coulibaly spostato più avanti, sarebbe stata una soluzione più che accettabile.

Pierotti è un altro con problemi fisici. Bene: il suo sostituto si chiama ’Ndri, esiste. E se non piace come alternativa, a gennaio lo si sarebbe dovuto dire a Pantaleo Corvino. Perché già entra col contagocce e solo quando si sta perdendo; ma anche in una partita in cui si devono recuperare due gol, come quest’ultima, resta a scaldare la panchina.

Avremmo visto con piacere un tridente Banda-Cheddira-N'dri dall’inizio: tre elementi molto veloci, pronti a imperversare nella metà campo del Como ogni volta (poche) in cui si fosse riusciti a recuperare palla. Avrebbero aiutato nella fase di non possesso e, una volta esaurite le energie, ci sarebbero stati Pierotti, Sottil e Stulic per sostituirli, con Gandelman pronto a dare il cambio al centrocampista più stanco.

Ci sarebbe piaciuto vedere questo Lecce, piuttosto che uno che si consegna agli avversari, timoroso, con tre centrali difensivi più due esterni che in realtà sono terzini (Gallo e Veiga: siamo già a cinque difensori), due centrocampisti di rottura (e arriviamo a sette giocatori di movimento con caratteristiche prevalentemente difensive), oltre a un Gandelman in condizioni fisiche precarie, Banda costretto a partire dall’area di rigore difensiva e Cheddira abbandonato al suo destino là davanti.

Ma perché? Perché non proporre ciò che la squadra sa fare meglio, almeno nella fase di non possesso? Domande che resteranno senza risposta.

I giallorossi ora devono voltare in fretta pagina e pensare allo scontro diretto con la Cremonese. Attenzione: non è una partita da dentro o fuori. Importante sì, fondamentale no. Non siamo a due o tre turni dalla fine del torneo: dopo la prossima ne mancano ancora dieci, con trenta punti a disposizione. Non facciamo l’errore di credere che dopo la Cremonese, qualunque sia il risultato, il campionato sia finito. Perché non è così.

Dopo Napoli e Roma, entrambe in trasferta, ci sono non meno di cinque partite alla portata del Lecce: contro squadre che potrebbero non avere più nulla da chiedere al campionato, con poche motivazioni, o che hanno già raggiunto i propri obiettivi.

Ripetiamo: cinque partite, quindici punti. Un Lecce determinato e senza paura potrebbe vincerle, a patto di crederci fino alla fine. Ovviamente, se oltre alle gare contro le big non si dovessero raccogliere punti neanche contro Sassuolo, Fiorentina, Verona, Pisa e Genoa, la Serie B sarebbe a un passo. E meritata.

Ora testa alla Cremonese. La sconfitta di Como deve essere metabolizzata in fretta.

Lega Serie A, i primi risarcimenti delle tv pirata partono da Lecce
Gallo, a Como nella storia: diventa come Mancosu e Stovini