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Sassuolo-Lecce sarebbe stata una guerra. Lo si sapeva, ed era nell’ordine naturale delle cose. Nessuno ha mai pensato a una passeggiata, nessuno ha creduto che sarebbe stato facile. Per il Lecce, nel calcio, non esiste nulla di semplice: ogni conquista è sempre stata strappata con le unghie e con i denti.

Contro un Sassuolo che sembrava in piena corsa scudetto per intensità e atteggiamento (pur non avendo più nulla da chiedere alla classifica), il Lecce ha messo in campo tutto: paure, fame, voglia di salvarsi, insicurezze e una tensione quasi impossibile da raccontare. Un’altalena emotiva continua, nella quale i giallorossi si sono fatti rimontare due volte, arrivando a sfiorare seriamente il rischio di perdere sia la partita sia la categoria. E invece no. Nonostante il risultato a sorpresa arrivato da Udine, il destino resta ancora nelle mani del Lecce, che ora potrà giocarsi tutto nell’ultima sfida contro il Genoa.

Oggi parlare di tattica avrebbe poco senso. Parlare di due punte, tre punte o di sistemi di gioco ancora meno. Questa è una di quelle partite in cui conta soltanto il cuore. E il Lecce ha vinto proprio così: buttando il cuore oltre l’ostacolo.

Quando succede, allora può capitare che Cheddira segni una doppietta e sfiori persino il terzo gol. Può capitare che Stulic, finito quasi in naftalina dopo la prova disastrosa di Verona, si trasformi in un killer d’area di rigore e, allo scadere, regali a tutto il popolo giallorosso una visita collettiva dal cardiologo.

Un’altra partita si è giocata sugli spalti. Nonostante un orario proibitivo (domenica sera, a mille chilometri da casa, con il giorno lavorativo immediatamente dopo), il popolo leccese ha risposto presente, riempiendo il settore ospiti e facendo sentire la squadra come se stesse giocando al Via del Mare.

Nel frattempo stanno facendo il giro dei social anche le immagini del presidente Saverio Sticchi Damiani e della signora Marina al momento del gol decisivo: lei si alza in piedi e “vede” la rete di Stulic una frazione di secondo prima che il pallone entri davvero. Una scena già vista a Monza, nella stagione della prima salvezza, quando le telecamere immortalarono la sua esultanza anticipata rispetto a tutto il resto dello stadio.

Adesso, però, la testa deve andare soltanto all’ultima partita. Tutti i pensieri conducono al Genoa. Sarà una gara difficilissima, perché ciò che si è visto a Sassuolo (e anche a Udine) impedisce qualunque forma di tranquillità. Genoa, Sassuolo e Udinese sono squadre che, sulla carta, non avevano più nulla da chiedere al campionato. Il campo, però, ha raccontato una storia diversa.

A preoccupare, inoltre, sono le condizioni di Pierotti e Banda, entrambi usciti malconci dalla battaglia del Mapei Stadium. Nei prossimi giorni arriveranno gli esami strumentali che chiariranno le loro condizioni e aiuteranno a capire su chi potrà contare il Lecce nell’ultima partita della stagione. Novanta minuti che valgono un intero campionato.

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