Notte di fuoco a Dubai: «Esplosioni sulla Palma e allerta sui cellulari». Il racconto dello chef salentino Leo Galati
Mentre la rappresaglia iraniana colpisce gli Emirati, il governo impone lo smart working e chiude le scuole. «Abbiamo avuto paura, ma la difesa ha retto. Code ai distributori per il blocco del Golfo»
DUBAI – La terra trema anche dove il lusso sembrava rendere tutto invulnerabile. Nella notte che ha segnato l’escalation definitiva del conflitto tra Stati Uniti e Iran, con la conferma della morte dell’Ayatollah Khamenei e la pioggia di oltre 130 missili e 560 droni sul Golfo, Dubai si è svegliata in un clima di surreale sospensione. Tra i circa 60mila italiani che vivono negli Emirati, c'è chi ha vissuto i boati in prima linea.
«Viviamo qui da cinque anni, io faccio lo chef in un ristorante italiano», racconta Leo Galati, salentino trapiantato nella città del futuro insieme alla moglie e al figlio. «Ieri abbiamo sentito le esplosioni prima ancora di capire cosa stesse succedendo. Poi le notizie hanno iniziato a circolare online e la paura è salita».
Detriti sulla Palma e allerta governativa
Le immagini dei detriti che hanno colpito l’area di Palm Jumeirah, l'iconica isola a forma di palma, hanno fatto il giro del mondo. Tuttavia, Galati precisa un dettaglio fondamentale per comprendere la strategia difensiva emiratina: «Le notizie iniziali erano confuse, si parlava dell'hotel sulla Palma colpito, ma alla fine si è capito che i danni sono stati causati dai detriti dei missili intercettati. Non sono stati attacchi diretti alla nazione, ma tentativi di colpire le basi americane nell'area sul territorio».
La macchina della sicurezza degli Emirati Arabi Uniti ha risposto con una precisione chirurgica. «Dopo la mezzanotte abbiamo ricevuto gli allerta governativi sui cellulari: ci dicevano di rimanere al coperto», prosegue Galati. «Cinque minuti dopo sono iniziate le esplosioni. Il sistema di sicurezza ha dimostrato di funzionare».
Città blindata: scuole chiuse e aeroporto danneggiato
Nonostante il tentativo di mantenere una parvenza di normalità, i segni del conflitto sono evidenti. Lo spazio aereo rimane chiuso e l’aeroporto internazionale di Dubai, uno degli snodi più importanti al mondo, ha riportato danni che ne impediscono la riapertura immediata.
«Stamattina sono andato a fare benzina e c’erano code lunghissime», spiega lo chef salentino. «Il Canale del Golfo è chiuso e nessuno sa cosa succederà alle forniture. Le scuole resteranno chiuse almeno fino al 4 marzo e molti uffici sono passati allo smart working».
Il ruolo della diplomazia italiana
Mentre ad Abu Dhabi si registrano ancora incendi presso la base navale a seguito di un attacco di droni, la comunità italiana si stringe attorno alle istituzioni. Il Consolato e l’Ambasciata, coordinati dalla Farnesina, hanno attivato numeri di emergenza h24 per assistere i connazionali, molti dei quali – tra cui il Ministro della Difesa Crosetto – sono rimasti bloccati negli Emirati a causa del blocco dei voli.
«La paura rimane», conclude Galati, «ma per ora il governo si sta dimostrando all'altezza della situazione». Resta l'incognita di una tregua che sembra, al momento, lontana.


