Il Lecce si fa male da solo con l’aiuto di Pairetto, il Bologna ringrazia
L’editoriale di Marco Marini dopo Lecce-Bologna: gli errori decisivi, le scelte di Di Francesco e le perplessità sull’arbitraggio.
Il Lecce perde in casa contro il Bologna dopo aver recuperato il risultato (1-1), ma una grande ingenuità consente agli avversari di colpire in contropiede proprio quando la squadra giallorossa sembrava avere ormai in pugno la partita. Errori di valutazione, scelte sbagliate e approssimazione nelle giocate decisive, sia in fase offensiva che difensiva, hanno compromesso il risultato.
Dall’altra parte, una formazione desiderosa di recuperare il terreno perduto nelle prime giornate (è una delle tre squadre che hanno cambiato guida tecnica) ha lottato con determinazione, difendendo con grande ardore e puntando sulle ripartenze per sorprendere la retroguardia salentina. Una strategia che si è rivelata vincente.
Il Lecce, dal canto suo, avrebbe meritato almeno il pareggio perché, soprattutto nella seconda frazione di gioco, ha creato molto. I numeri parlano di diciassette tiri complessivi contro i sette del Bologna, dieci calci d’angolo a tre e un possesso palla superiore. Statistiche che, tuttavia, non sono bastate per conquistare un risultato positivo. Dobbiamo essere sinceri: la prestazione dei giallorossi non ci è dispiaciuta. La squadra deve migliorare, senza dubbio, ma Di Francesco ha ancora il tempo per lavorare e trovare le soluzioni giuste, anche se questa sconfitta brucia parecchio.
Proviamo ad analizzare gli episodi che hanno determinato il risultato finale, alcuni dei quali piuttosto grotteschi. Quando le partite si giocano sul filo dell’equilibrio, come nel caso di Lecce-Bologna, ogni dettaglio può diventare decisivo.
Innanzitutto, abbiamo assistito a una gara maschia, dura e sporca. Di Francesco ha dovuto schierare dal primo minuto il giovane Esteban, perché Geubbles non aveva ancora raggiunto la condizione necessaria dopo la distorsione alla caviglia che lo ha tenuto fuori per un mese e mezzo, mentre Stulic era infortunato. Lo spagnolo si è impegnato, ha sgomitato, ha cercato i compagni e ha provato ad allungare la difesa avversaria, ma ha avuto poche occasioni per mettersi in mostra, ben controllato dai centrali felsinei.
In attacco, insieme a lui, hanno giocato Fatah e Pierotti; a centrocampo Ilic, Maleh e Coulibaly, mentre davanti a Falcone si è schierata la difesa a quattro composta da Gallo, Tiago Gabriel, Siebert e Danilo Veiga. Considerate le assenze e il fatto che Monteiro avesse risposto alla convocazione della propria nazionale, senza allenarsi con il gruppo, era probabilmente la migliore formazione che il tecnico abruzzese potesse schierare.
Fatah ha ottime qualità: è sgusciante, attacca gli spazi, ma deve migliorare nella gestione del pallone e imparare a leggere prima le situazioni, scegliendo se servire il compagno meglio posizionato oppure tentare il dribbling nell’uno contro uno.
Gli altri li conosciamo bene, anche se Pierotti, purtroppo, è apparso in una versione negativa. Una riflessione, però, va fatta sul centrocampo. Siamo tutti d’accordo sul fatto che occorra attendere la migliore condizione di Ilic, che ha anche accusato un infortunio e speriamo non sia nulla di grave. Tuttavia, con lui in campo la squadra soffre in fase di non possesso, mentre in costruzione tutti tendono a cercarlo, a volte senza una reale necessità, rallentando la manovra e facendo perdere tempi di gioco preziosi.
Paradossalmente, dopo la sua uscita, i compagni hanno cominciato ad assumersi maggiori responsabilità e il Bologna ha progressivamente incontrato più difficoltà. Il Lecce ha bisogno del miglior Ilic, non ci sono dubbi, ma Di Francesco deve trovare il modo di valorizzarne le caratteristiche e metterlo nelle condizioni di rendere al meglio. Lo stesso discorso vale per Monteiro, che al suo ingresso è sembrato un pesce fuor d’acqua, senza riuscire a incidere sulla gara.
Due parole sull’arbitraggio. È inutile girarci attorno: quando una partita è in equilibrio, gli episodi pesano sul risultato finale. Se a determinarli sono i calciatori, fa parte del gioco; quando, invece, entrano in scena decisioni arbitrali discutibili, il discorso cambia.
Abbiamo assistito a una gestione che è sembrata caratterizzata da due pesi e due misure: i giallorossi sono stati ammoniti anche per proteste non eccessive e diverse punizioni sono state assegnate a favore del Bologna, talvolta in maniera incomprensibile. Ma a lasciare maggiori perplessità è stato soprattutto il calcio di rigore prima concesso al Lecce e poi inspiegabilmente revocato, nonostante apparisse solare.
Una decisione arrivata senza una spiegazione convincente, peraltro in una partita che lo stesso Pairetto aveva lasciato sviluppare con grande fisicità, consentendo ai venti giocatori di movimento di affrontarsi duramente. Poi, un contatto apparso futile, accompagnato da una caduta plateale, ha portato alla revoca di quella che, a nostro avviso, era una massima punizione sacrosanta. Una scelta che lascia molti dubbi e sulla quale restano interrogativi difficili da comprendere.
Il Lecce ha ampi margini di crescita, ma deve lavorare e, soprattutto, continuare a crederci. Lo spirito con cui si scende in campo è fondamentale per raggiungere gli obiettivi stagionali, e proprio da gare come questa bisogna trarre insegnamento. Quando finalmente si trova la chiave per mettere in difficoltà gli avversari, una distrazione o la mancanza di concretezza possono vanificare tutto e costare punti pesanti.
La prossima sfida sarà a Udine, domenica alle 12:30. Ci aspettiamo di vedere progressi costanti da parte del gruppo, perché soltanto attraverso il lavoro, la consapevolezza dei propri mezzi e una maggiore attenzione nei momenti decisivi potranno arrivare anche i risultati.






