A modo nostro
La quarta salvezza consecutiva del Lecce è frutto di programmazione e scelte mirate
C’era scritto sulla maglia celebrativa: “A modo nostro”. È un messaggio potente che vale per tutti. Per il popolo salentino, per l’Italia, per il mondo del pallone, per tutti quelli che in questi nove lunghi mesi hanno criticato questa società e per tutti quelli che ne hanno apprezzato il lavoro, la dedizione, la costanza.
Il Lecce si è comportato sempre nello stesso modo, con coerenza, ed alla fine ha festeggiato a modo suo, con una salvezza figlia di una programmazione che parte da lontano, attraverso linee guida chiare e delineate ad inizio anno, senza sconvolgere mai la propria identità.
Il modello Lecce
La Serie A è sempre più difficile, sempre più straniera, sempre più competitiva, basti pensare a Juventus e Milan rimaste fuori dalla Champions League ai danni del Como, qualificatosi grazie alla vittoria a Cremona.
Il Lecce è un modello, un miracolo sportivo, una visione di calcio sostenibile che tutte le piccole dovrebbero prendere in considerazione. Plusvalenze, centro sportivo, settore giovanile ad alti livelli ed adesso anche uno stadio all’avanguardia ed interamente coperto. Nel Salento si sta lavorando bene, con entusiasmo ed idee, probabilmente senza le risorse che hanno da altre parti ma con una voglia di fare e stupire che non ha eguali. Nessuno quando è partita questa avventura avrebbe pensato di ottenere quattro salvezze consecutive e giocare per cinque anni di fila nella massima serie.
Il “modo nostro” della società salentina non è detto che sia quello giusto. Non per forza. Però i fatti dimostrano che sta portando risultati, che il Lecce è una delle pochissime realtà del Sud a tenere alto il nome e l'onore del meridione d'Italia, è la squadra che ogni anno parte da ultima nella classifica delle previsione e poi scala posizioni fino a raggiungere sempre la salvezza.

La salvezza di mister Di Francesco
Questo modo, tutto nostro, è stato inculcato alla squadra da mister Di Francesco e dal suo staff. Anche in questo caso la scelta del tecnico abruzzese è stata figlia di una visione coraggiosa del futuro. Gli addetti ai lavori ad inizio anno hanno criticato questa decisione, troppo avventata a loro dire. Però poi il campo ha dato ragione al Lecce, ancora una volta. E mister Di Francesco si è tolto di dosso quella ingiusta etichetta di allenatore da retrocessione sicura.
Oggi andate in giro più fieri del solito di tifare e sostenere questa squadra. Stiamo vivendo gli anni migliori della nostra storia e lo stiamo facendo con un'identità precisa. Si, esattamente a modo nostro.


