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IL CASO

Il retroscena | VAR di Lecce-Monza dismesso lo scorso giugno. Rocchi: "Scelta tecnica e trasparente"

Scritto da Filippo Verri  | 

Quando le decisioni arbitrali fanno discutere più del calcio giocato, c'è qualcosa che non va.
L'incontro tra Lecce e Monza è stato inevitabilmente condizionato da alcune scelte del direttore di gara e del VAR, condannate non solo dal tifo casalingo ma anche dagli spettatori esterni al mondo giallorosso.

Il Corriere dello Sport, giusto per citare un quotidiano nazionale, è stato molto duro nell'analisi, assegnando il voto 3.5 all'arbitro Pairetto e 4 al VAR Di Martino.
La prestazione del direttore di gara, finita sotto i riflettori a causa dei due tocchi di mano in area durante la ripresa, già nel primo tempo aveva fatto storcere il naso al pubblico sugli spalti, in seguito a qualche chiamata rivedibile in mezzo al campo.

Le valutazioni date dai nazionali sono sicuramente tanto critiche quanto corrette, anche se probabilmente le responsabilità del VAR non sono inferiori a quelle del direttore di gara, anzi.
Il signor Di Martino ha la possibilità di rivedere le occasioni a rallentatore, da vicino e da più angolazioni: insomma, l'errore umano non può esistere.

La tecnologia esiste per scongiurare proprio l'errore umano, alle volte inevitabile sul campo, soprattutto in situazioni in cui i calciatori ostacolano la vista dell'arbitro. Lì dovrebbe intervenire l'assistente che ha a disposizione quasi una decina di visuali per richiamare il direttore di gara.
Ha anche tempo, dato che dopo il primo episodio ci sono stati 3 minuti di cooling break.

Il VAR di Lecce-Monza era Antonio Di Martino, il quale, come evidenziato da più utenti sul web, è stato dismesso dalla CAN lo scorso giugno, con conseguenti dichiarazioni di Gianluca Rocchi:

"Per me non è un giorno bello avendo dovuto dismettere qualche ex collega tra arbitri e assistenti. Capisco il trauma e la delusione ma come ho detto a tutti loro l'importante è lasciare bene. Le scelte fatte sono state tecniche, autonome e trasparenti".

Una questione però sorge spontanea: il passaggio da direttore di gara a VAR, ruolo decisamente cruciale in quanto chiamato ad intervenire in dinamiche decisive e centrali, può essere considerato una “retrocessione”?


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