header logo

Intervento delicato della Polizia di Stato qualche giorno fa, nel tardo pomeriggio, in una zona periferica di Lecce, dove un uomo di poco più di 60 anni aveva contattato la Sala Operativa annunciando l’intenzione di togliersi la vita, per poi interrompere bruscamente la comunicazione.

Le pattuglie della Squadra Volante della Questura di Lecce si sono immediatamente dirette sul posto, attivando i dispositivi di emergenza. Arrivati nei pressi dell’abitazione, gli agenti hanno individuato l’uomo mentre si allontanava verso il retro del casolare, armato di un coltello da cucina e in un evidente stato di forte alterazione emotiva.

Secondo quanto riferito, nonostante i ripetuti tentativi dei poliziotti di instaurare un dialogo, l’uomo avrebbe portato la lama alla gola, procurandosi una ferita. A quel punto gli agenti sono intervenuti per impedirgli di compiere gesti irreparabili.

Durante quei momenti, decisivi per salvare la vita dell’uomo, i due poliziotti sono rimasti feriti: uno ha riportato lesioni all’avambraccio sinistro, l’altro alla mano. Nonostante questo, sono riusciti a disarmarlo e a metterlo in sicurezza. Anche dopo essere stato immobilizzato, l’uomo avrebbe continuato a manifestare intenti suicidari.

Sul posto sono poi intervenuti i sanitari del 118, che hanno prestato le prime cure e disposto il ricovero dell’uomo in una struttura idonea.

A raccontare quegli attimi sono stati gli stessi due agenti intervenuti, Andrea e Nello. Il primo ha spiegato come la paura, in situazioni del genere, lasci spazio a qualcosa di diverso: “Sicuramente paura, però la paura si trasforma in determinazione. Determinazione e consapevolezza. Si agisce nella tempistica di pochi secondi e grazie all'addestramento e alla sinergia con i colleghi si riesce a portare il risultato migliore a casa. Salvare una vita... non ha prezzo.”

Sulla stessa linea anche il racconto del secondo agente, che ha definito l’esito dell’intervento una soddisfazione enorme, legata anche al senso più profondo del proprio lavoro: “Beh, sicuramente gioia incommensurabile. Anche perché io questo mestiere, come credo il collega, lo facciamo per vocazione. E quindi quando c'è un intervento di questo genere, al di là della paura... sai, tanta gente, amici, ti fanno la domanda e ti chiedono: ‘Ma non hai paura quando sei in interventi di questo tipo?’.”

Lo stesso agente ha poi spiegato come quella paura venga assorbita dall’urgenza dell’azione e dall’obiettivo di salvare una vita: “Ebbene, quella paura si trasforma in automatico in tutto ciò che comunque serve alla piena riuscita dell'intervento. Mi fa piacere tantissimo, ed è quello il mio obiettivo principale: risolvere questo tipo di interventi con una vita salvata. In questo caso, sì, una vita salvata.”

L’episodio mette in evidenza ancora una volta la complessità degli interventi gestiti quotidianamente dalle forze dell’ordine, chiamate ad agire in situazioni ad altissimo rischio, dove rapidità, sangue freddo e capacità di gestione possono fare la differenza tra la vita e la morte.

 

Urge un cambio di mentalità
Terremoto AIA: chi sceglierà gli arbitri per il finale di stagione?