Lavoro nero e sicurezza: sospese 4 attività nel leccese
Controlli dei Carabinieri: irregolarità in 9 aziende su 10 tra stabilimenti balneari, edilizia e ristorazione
Prosegue senza sosta l’offensiva contro il lavoro sommerso e le violazioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel corso dei controlli effettuati la scorsa settimana, i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Lecce, con il supporto delle Stazioni territoriali, hanno concentrato l’attenzione sui settori degli stabilimenti balneari, dell’edilizia e della ristorazione.
Il bilancio delle verifiche è significativo: su 10 aziende sottoposte a ispezione, ben 9 sono risultate irregolari. Le criticità riscontrate riguardano diversi ambiti, a partire dalla posizione lavorativa degli addetti, con 9 casi di lavoro nero e 14 situazioni legate alla mancata sorveglianza sanitaria e alla carenza di formazione su un totale di 41 lavoratori controllati.
Le violazioni hanno interessato anche aspetti fondamentali della sicurezza, tra cui la mancata protezione nei lavori in quota, l’assenza di vigilanza da parte del direttore dei lavori nei cantieri, la mancata redazione del piano di emergenza e l’omessa distribuzione dei dispositivi di protezione individuale. A queste si aggiungono la carenza di formazione sui rischi lavorativi, il mancato rispetto degli obblighi relativi all’uso corretto delle attrezzature e condizioni igieniche non adeguate nei luoghi di lavoro.
Alla luce delle irregolarità accertate, per quattro aziende è stata disposta la sospensione dell’attività imprenditoriale, in particolare per l’impiego di lavoratori in nero. Le sanzioni applicate prevedono una multa di 3.900 euro per ciascun lavoratore irregolare, oltre a una sanzione amministrativa di 2.500 euro per ogni sospensione.
Complessivamente, dieci imprenditori sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Lecce per violazioni al Decreto Legislativo 81/2008. Sul piano economico, le sanzioni amministrative ammontano a circa 54.800 euro, cui si aggiungono ammende per circa 86.300 euro. Recuperati anche contributi previdenziali non versati per un totale di 13.200 euro.
Nel corso delle verifiche è emerso anche un caso particolare: due soci amministratori, ciascuno titolare del 50% della società, risultavano formalmente inquadrati come dipendenti. Nei loro confronti sarà avviata una procedura di diffida alla regolarizzazione, con iscrizione all’INPS nel settore commercio.
L’attività ispettiva proseguirà anche nelle prossime settimane, con l’obiettivo di contrastare il lavoro irregolare e garantire condizioni di sicurezza adeguate nei luoghi di lavoro del territorio.





