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Una vita da equilibrista: cosa manca a Helgason per spiccare il volo

Scritto da Andrea Sperti  | 

Siamo nei primi minuti di gioco. Il Monza batte un calcio d'angolo dalla destra, Carlos Augusto colpisce indisturbato perché Helgason ha perso la marcatura su di lui. I compagni di squadra lo riprendono, il centrocampista giallorosso abbassa la testa e va via senza dire nulla.

Qualche minuto più tardi l'islandese lotta con Machin, recupera un pallone nei pressi della linea di fondo e serve Coda. L'attaccante mastica il pallone, la palla però finisce a Listkowski che segna il vantaggio giallorosso. Il direttore di gara poi annulla la rete ma tutto è nato dalla caparbietà del ragazzo classe 2000. 

Nella ripresa Helgason sfrutta un buco del centrocampo avversario, intercetta un preciso lancio di Lucioni e si autolancia verso la porta difesa da Di Gregorio. Paletta lo atterra in area di rigore e per il direttore di gara non ci sono dubbi: è penalty.

Abbiamo citato questi tre episodi perché ci sembravano i più significativi per raccontare la partita del giovane centrocampista islandese, che da quando è arrivato in Italia ha fatto enormi miglioramenti. 

Il ragazzo ha qualità, è palese, ma ha ancora bisogno di un pò di tempo per mettere in mostra tutte le sue potenzialità. Giocando sta acquisendo fiducia nei suoi mezzi e personalità nelle giocate ma guai ad abbassare la guardia proprio ora.

Baroni gli sta concedendo parecchio minutaggio, crede in lui e lo ha ampiamente dimostrato. Forse servirebbe un gol, una rete che permetta ad Helgason di sbloccarsi del tutto e giocare con la tranquillità che dovrebbe sempre contraddistinguere un ragazzo della sua età. 


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