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Affezionarsi ad un calciatore adesso è diventato quasi impossibile. Sembra un luogo comune ma è davvero così: non esistono più le bandiere. Ormai nessun giocatore si lega per sempre ad una squadra, quasi tutti vanno via dopo due o tre anni al massimo per cercare nuovi stimoli e magari alimentare conto in banca ed ambizioni. 

Morten Hjulmand non rimarrà per sempre nel Lecce, ne siamo consapevoli. Anzi, ancora non si conosce bene il suo futuro, ma non è escluso che la prossima contro il Bologna sia la sua ultima apparizione al Via Del Mare con la maglia giallorossa. A quell’età è giusto che si sogni in grande e per quanto possano essere immense le ambizioni di questa società, per adesso nessuno può garantire al centrocampista danese i palcoscenici che da altre parti sarebbero realtà.

Eppure, c’è qualcosa di assolutamente incredibile nel rapporto tra Morten ed il Salento, tra un capitano venuto da lontano ed un popolo che, quando inizia a fidarsi, si concede in tutta la sua bontà.

Prima di arrivare a Lecce, Hjulmand non conosceva una parola di italiano. Sentirlo parlare adesso, invece, è un piacere, ma non solo per come si esprime nella nostra lingua. Il capitano giallorosso, infatti, ha la nostra stessa cadenza ed utilizza spesso espressioni dialettali anche per contestare decisioni arbitrali o commentare le gare davanti alle telecamere. 

Ecco, allora, che per lui facciamo un’eccezione e non consideriamo quanto scritto all’inizio. Morten è un ragazzo generoso, l'antidivo per eccellenza. Se avete la fortuna di girare per le vie del centro di sicuro lo incontrerete, spesso in pantaloncini e con al guinzaglio il suo amato cagnolino.

Contro lo Spezia lo abbiamo visto in panchina. Era assolutamente fuoriluogo lì. Avrebbe voluto togliere la pettorina e scendere in campo ma purtroppo un problema muscolare non glielo ha permesso. A Monza, invece, è entrato in campo nel momento decisivo ed ha consegnato il pallone della salvezza a Colombo, da capitano e leader di un gruppo che, in alcuni momenti, ha guidato fuori da sabbie mobili pericolose.

È la salvezza di tutti ma, se dovessimo scegliere un uomo copertina, certamente indicheremmo lui: un biondo ragazzo venuto dal Nord Europa che ha scelto Lecce circa due anni e mezzo fa e non si è mai pentito di averlo fatto. 

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