Il retroscena. Le prime telefonate di Sticchi Damiani dopo l'addio di Corvino
Il presidente ricostruisce le ore successive alla decisione dell'ex responsabile dell'area tecnica: prima il contatto con Di Francesco, poi quello con Trinchera
Nelle parole di Saverio Sticchi Damiani non c'è soltanto il racconto di una successione dirigenziale. C'è anche il tentativo di spiegare il metodo seguito dal Lecce nel momento in cui è diventato chiaro che Pantaleo Corvino non avrebbe proseguito il proprio percorso nel club.
Il presidente ha ricostruito le prime ore successive alla decisione dell'ex responsabile dell'area tecnica, indicando le due telefonate che hanno segnato l'avvio del nuovo corso: una a Eusebio Di Francesco e una a Stefano Trinchera.
Quando ho capito che la decisione di Corvino era definitiva, ho chiamato subito Di Francesco e Stefano.
L'ordine dei contatti non è stato casuale. Sticchi ha spiegato di aver parlato immediatamente con l'allenatore per chiarire il percorso che il club avrebbe seguito nelle settimane successive.
A Di Francesco ho spiegato che prima avrei scelto il direttore sportivo e poi avrei affrontato con lui il discorso relativo alla guida tecnica. Gli ho detto di non interpretare questo passaggio come una forma di trascuratezza, ma come una necessità.
Un passaggio che aiuta a comprendere la logica adottata dalla società. Prima definire il responsabile dell'area tecnica, poi confrontarsi con l'allenatore per costruire insieme la nuova stagione.
L'altra chiamata l'ho fatta subito a Stefano.
È qui che il racconto assume un tono più personale. Sticchi ha descritto un Trinchera sorpreso dalla proposta e inizialmente prudente nell'affrontare una decisione che inevitabilmente avrebbe segnato la fine di un lungo rapporto professionale con Corvino.
Mi ha chiesto qualche momento di riflessione anche per una questione di rispetto nei confronti di Corvino.
Un atteggiamento che il presidente ha letto come un segnale positivo.
Già in quella prima telefonata gli ho detto che questo scrupolo gli faceva onore, perché era il segno di una persona perbene.
Nella ricostruzione di Sticchi emerge un elemento che ritorna più volte nelle ultime dichiarazioni della società: la volontà di presentare il passaggio di consegne come una transizione ordinata e non come una rottura. Il presidente ha infatti ricordato che la scelta di Corvino è maturata per ragioni personali e professionali legate alla volontà di ridurre il proprio impegno, non per contrasti interni.
Mi sono permesso anche di dirgli che, trattandosi di una scelta maturata da Corvino per una legittima esigenza di riposo e non in seguito a traumi o fratture, il Lecce doveva andare avanti.
Più che il racconto di una trattativa, le parole del presidente restituiscono quindi la fotografia di un passaggio delicato gestito all'insegna della continuità. Prima rassicurare l'allenatore, poi individuare il nuovo riferimento dell'area tecnica. Una sequenza che spiega come il Lecce abbia scelto di affrontare uno dei cambiamenti più importanti degli ultimi anni.

