Il Lecce che Di Francesco aveva in testa: coraggio nelle scelte e una risposta da squadra
Il 3-2 sul Monza va oltre i tre punti. Il tecnico cambia uomini e gerarchie, torna al 4-3-3 pensato in estate e viene ripagato soprattutto da Siebert e Maleh
La risposta che il popolo giallorosso aspettava è arrivata proprio al Via del Mare. Non attraverso una partita perfetta e neppure dominando il Monza sul piano dei numeri, ma mostrando finalmente alcuni dei principi sui quali Eusebio Di Francesco e Stefano Trinchera avevano immaginato questo Lecce durante l'estate.
Il 3-2 racconta soprattutto questo: una squadra corta, aggressiva sulle seconde palle, capace di rimanere dentro la partita e, soprattutto, di trasformare in gol quasi tutto ciò che riesce a costruire.
Ed è anche una vittoria dell'allenatore. Perché Di Francesco, dopo le difficoltà delle prime giornate, sceglie di intervenire sulle gerarchie.
Di Francesco cambia: fuori Gaspar, Ngom e Pierotti
Le scelte iniziali non sono conservative. Restano fuori Gaspar, Ngom e Pierotti, tre calciatori che nelle prime settimane erano stati utilizzati con continuità. Al loro posto il tecnico modifica equilibri e caratteristiche della squadra. La risposta più evidente arriva da Siebert e Maleh.
Entrambi disputano una partita di enorme sostanza. Siebert dà sicurezza alla linea difensiva, vince duelli e mostra quella capacità di difendere in avanti necessaria per tenere la squadra corta. Maleh, invece, porta corsa, intensità, pressione e presenza costante nelle zone in cui il Lecce aveva spesso sofferto nelle giornate precedenti.
Due prestazioni che inevitabilmente aprono anche una riflessione sulle gerarchie. Perché quando chi entra al posto di un titolare risponde in questo modo, la concorrenza smette di essere soltanto teorica ed i grattacapi dell'allenatore si fanno più seri.
Finalmente il 4-3-3 pensato in estate
Ma la novità più importante non riguarda soltanto gli uomini. Contro il Monza si vede un 4-3-3 più netto, molto più vicino alla struttura che Di Francesco e Trinchera avevano immaginato in estate. Tre centrocampisti veri, con compiti differenti ma complementari. Una squadra che prova a non spezzarsi e che accompagna l'azione senza lasciare distanze enormi tra i reparti.
Il Lecce non produce una quantità elevata di occasioni, ma riesce finalmente a essere compatto, ordinato e a tratti riesce ad uscire con eleganza con uno o due tocchi, anche grazie alle giocate di Ilic che ancora non ha tutta la partita nelle gambe.
Nelle precedenti uscite era capitato troppo spesso di vedere una squadra lunga, con il reparto offensivo distante dal centrocampo e una difesa costretta a gestire grandi porzioni di campo.
Poco possesso, ma il Lecce arriva prima sulle seconde palle
I dati fotografano una partita apparentemente sbilanciata. Il Monza chiude con il 61% di possesso palla, contro il 39% del Lecce. Gli ospiti effettuano 493 passaggi, i giallorossi 323.
Eppure questo dato non racconta completamente quello che avviene sul terreno di gioco. Il Lecce riesce spesso ad arrivare prima sulle seconde palle e chiude la partita con 33 contrasti contro i 22 del Monza, vincendo complessivamente il 52% dei duelli. Ancora più significativo il dato dei contrasti a terra: 52 vinti su 93, pari al 56%.
È qui che si vede la differenza rispetto ad alcune prestazioni precedenti. Il Lecce non controlla necessariamente il pallone, ma prova a controllare gli spazi e soprattutto le zone nelle quali può nascere una seconda azione.
Il Monza tira 19 volte, il Lecce soltanto 7
Juric a fine partita dice che il Lecce non ha tirato mai in porta. Il Monza conclude 19 volte, il Lecce in effetti appena 7. I brianzoli trovano la porta in 11 occasioni contro le 3 dei giallorossi. Anche gli expected goals premiano nettamente la squadra avversaria: 2,79 xG contro 1,08.
Se ci fermassimo soltanto ai numeri, sembrerebbe difficile spiegare il risultato.
Il Lecce crea poco, ma questa volta non perdona
Il Lecce mette insieme quattro grandi occasioni e ne trasforma tre. La squadra di Di Francesco non sviluppa ancora un volume offensivo elevato, ma capitalizza quasi il 50% dei tiri complessivi: tre reti su sette conclusioni.
Ancora più impressionante il rapporto sulle grandi occasioni: tre trasformate sulle quattro costruite. Per una squadra che nelle prime giornate aveva mostrato difficoltà proprio nel concretizzare quanto prodotto, rappresenta un bel cambio di rotta.
Coulibaly simbolo della nuova aggressività
La doppietta di Lassana Coulibaly è la rappresentazione più evidente di questo atteggiamento. Il centrocampista non si limita al lavoro di interdizione, ma accompagna l'azione e attacca l'area. Segna due volte e, pochi secondi prima del secondo gol, aveva persino mancato un tap-in praticamente davanti alla porta.
È anche questo un segnale interessante: presenza offensiva dei centrocampisti, riempimento dell'area e capacità di accompagnare l'azione con più uomini.
Siebert e Maleh, risposte che cambiano le gerarchie
Se Coulibaly firma il risultato, Siebert e Maleh costruiscono buona parte della sostanza della prestazione.
Il difensore tedesco conferma di avere caratteristiche particolarmente adatte a una squadra che vuole difendere in avanti. È aggressivo, pulito negli interventi e soprattutto dà la sensazione di poter gestire bene anche situazioni nelle quali la linea viene portata lontano dall'area. Maleh, invece, riempie il centrocampo. Corre, pressa, recupera palloni e permette agli altri due interpreti della mediana di muoversi con maggiore libertà.
Falcone, prima decisivo e poi protagonista dell'unico vero brivido
C'è poi la partita dentro la partita di Wladimiro Falcone. Il portiere giallorosso incide pesantemente sul risultato con interventi importanti. Non è un dettaglio considerando che il Monza trova lo specchio della porta 11 volte e chiude con quasi tre expected goals.
Falcone tiene in piedi il Lecce nei momenti in cui gli ospiti provano a riaprire completamente la gara. Poi arriva lo svarione nel finale. Una lettura sbagliata sulla punizione di Zeballos rimette improvvisamente tutto in discussione e trasforma gli ultimi minuti in una sofferenza probabilmente evitabile.
È però l'unico vero passaggio nel quale l'attenzione complessiva della squadra viene meno.
Una squadra finalmente attenta fino alla fine
Il Lecce non smette di giocare la propria partita quando va avanti. Non si allunga in maniera incontrollata e, soprattutto, non perde completamente riferimenti e distanze come era accaduto in altre occasioni. La squadra giallorossa rimane dentro la gara.
Non è stata sempre impeccabile, ma è finalmente una squadra che dà la sensazione di sapere cosa deve fare.
Il risultato conta, ma soprattutto conta il modo
Il Lecce aveva bisogno di punti, naturalmente. Ma aveva forse ancora più bisogno di una prestazione capace di restituire credibilità al lavoro iniziato durante l'estate.
Il 3-2 contro il Monza non cancella i problemi emersi nelle prime giornate. I 19 tiri concessi, gli 11 nello specchio e i 2,79 expected goals degli avversari sono numeri che Di Francesco dovrà analizzare. Ma per la prima volta si intravede chiaramente una direzione.
Un 4-3-3 riconoscibile, una squadra corta, maggiore presenza sulle seconde palle, centrocampisti capaci di accompagnare l'azione e soprattutto un allenatore che ha avuto il coraggio di modificare le proprie scelte.
Di Francesco ha tolto dal campo iniziale giocatori che sembravano avere una posizione consolidata e ha ricevuto risposte importanti da chi aspettava una possibilità.
La risposta che il Via del Mare aspettava è arrivata. Adesso il compito più difficile sarà trasformare quella risposta in continuità.




