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Certe storie non si chiudono mai davvero. Tornano, si intrecciano, si accendono nella settimana di una partita che pesa. E allora succede che Mirko Vucinic, doppio ex, uomo di campo e oggi commissario tecnico del Montenegro, torni a parlare proprio mentre Lecce e Juventus si preparano a incrociare i destini al Via del Mare. Lo fa dal Salento, ospite del ciclo di seminari organizzato dall’ex medico giallorosso Giuseppe Palaia, nell’ambito del corso in Diritto e Management dello sport dell’Università del Salento che si svolge nel Dipartimento di Scienze Giuridiche del direttore Luigi Melica. E le sue parole hanno il peso specifico di chi certe partite le ha giocate, vissute, decise.

Oggi Vucinic è dall’altra parte della barricata: guida il Montenegro, attualmente all’81º posto del ranking FIFA, e prepara le prossime sfide della Nations League 2026. Un percorso iniziato nello staff nel 2022 e diventato definitivo nel settembre 2025, quando ha scelto di sedersi in panchina dopo aver chiuso la carriera da calciatore nel 2017. Ma il filo che lo lega al campo, e soprattutto a certe maglie, non si è mai spezzato.

Sono il Ct del Montenegro e sono molto legato. Desideravo allenare la mia nazionale perché amo il Montenegro, è nel mio sangue. Adesso abbiamo le fasi a gironi della Nations League e speriamo di andare bene”, racconta con orgoglio, senza nascondere quella passione che lo ha sempre contraddistinto anche quando era lì davanti, tra difensori e palloni pesanti.

La sfida Lecce-Juve

E poi, inevitabile, lo sguardo si sposta su Lecce-Juventus. Una partita che per lui non sarà mai una come le altre. Da una parte il club che lo ha lanciato, dove si è fatto conoscere al grande calcio; dall’altra la squadra dei trionfi, dei tre scudetti consecutivi tra il 2012 e il 2014, delle notti da protagonista in bianconero.

Il giudizio è netto, realistico, senza sconti: “Battere la Juve non è mai semplice. I giallorossi dovranno dare il 100%, ma non saprei manco se basterà perché i bianconeri sono una grandissima squadra che sta lottando per andare in Champions. La Juventus farà di tutto per conquistare punti nel Salento”. Dentro queste parole c’è tutta la consapevolezza di chi conosce la mentalità juventina, quella fame che non si spegne mai.

Poi il cuore torna a Lecce, a quella piazza che lo ha visto crescere. E lì il tono cambia, si scalda. “È una squadra che lotta e sa vincere quando deve ottenere un risultato. Contro il Pisa abbiamo visto tutti che i giallorossi volevano i tre punti e sono andati a prenderseli con la forza. La squadra c’è ed è viva, mancano tre battaglie e speriamo che il Lecce si salvi. La salvezza per i salentini equivale ad uno scudetto”. È il manifesto perfetto di cosa significhi giocare – e salvarsi – in una piazza come questa.

Corvino

Corvino

Nel suo racconto c’è spazio anche per Pantaleo Corvino, l’uomo che lo scoprì e lo portò in Italia. “L’ho visto quattro o cinque mesi fa e devo dire che era molto nervoso… però lo conosciamo tutti (ride). Sta facendo un ottimo lavoro a Lecce perché non ha scovato solo Vucinic e Krstovic ma molti altri calciatori importanti”. Una battuta, ma anche una fotografia precisa di chi vive il calcio con intensità totale.

L'attacco del Lecce

Infine, lo sguardo torna sul campo, sull’attacco del Lecce chiamato all’impresa contro il muro bianconero. E qui parla l’ex bomber, quello che certe partite le decideva con una giocata. “Non è semplice. Se ci pensi anche nella Juve gli attaccanti non segnano tanto e tutti sappiamo che squadra è quella bianconera. Per il Lecce la cosa che conta è salvarsi, ma guardando l’ultima partita dei giallorossi a Pisa le reti sono state realizzate da due attaccanti e quindi hanno dimostrato di esserci quando una gara conta”.

È tutto lì, in fondo: esserci quando conta. Vucinic lo sa bene. Lo ha fatto per anni, tra Lecce e Juventus, tra gol pesanti e partite decisive. Oggi osserva da fuori, con l’occhio dell’allenatore e il cuore diviso. Ma il messaggio è chiaro: servirà una battaglia vera. E nel Salento, quando c’è da lottare, nessuno si tira indietro.

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