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DICHIARAZIONI

Materazzi sulla crisi dell’Inter: “Già contro il Lecce c’era stato un campanello d’allarme”

Scritto da Andrea Sperti  | 

Marco Materazzi, ex difensore dell’Inter, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport, nella quale ha commentato anche la vittoria alla prima giornata dei nerazzurri contro il Lecce di Baroni.

COME RIPRENDERSI? 

“Molto semplice: non guardando la classifica, perché la vetta in Serie A è troppo lontana e perché ci sono più squadre tra l’Inter e la capolista, rispetto allo scorso anno. E poi: guardando la squadra che è stata martedì, i giocatori, il pubblico che è sempre più decisivo per come incita il gruppo".

RIMONTA 

"Questo campionato è come una Champions, fino a novembre si gioca un torneo come fossero i gironi, poi chi starà meglio a gennaio vincerà. Le racconto questo: nell’anno dopo il Triplete a un certo punto finimmo a -19 rispetto alla testa. Poi dopo il Mondiale per club arrivò un tecnico intelligente (Leonardo al posto di Benitez, ndr) e se non avessimo perso il derby di ritorno avremmo addirittura rivinto lo scudetto. Ecco, questa Inter l’allenatore intelligente già ce l’ha: deve solo fare in modo che da gennaio in poi dipenda solo da lei e non dagli altri, rivincere".

RIPRESA CON IL BARCELLONA

"Deve esserlo. L’Inter deve partire dal fatto di non prendere gol, perché con le potenzialità offensive che ha prima o dopo uno lo segna. Nelle quattro sconfitte di campionato invece non è accaduto. E già a Lecce, alla prima giornata, c’era stato un campanello d’allarme non recepito. Vorrei rivedere lo stesso tipo di Inter. Il motivo è chiaro: se quella intensità, quella attenzione, quella "cattiveria" agonistica sono state perfette per fermare Lewandowski, perché non possono esserlo sabato? Quel tipo di atteggiamento agli attaccanti non piace. Ma mi faccia dire una cosa su Dimarco".

DIMARCO

"Quella sua apertura sul gol è stata la giocata della partita. Se fai quei gesti lì vuol dire che hai una leggerezza e una fiducia al di sopra della normalità. Deve essere lui la linfa del gruppo: gioca nell’Inter da quando ha sei anni, ha dentro cose che altri non possono avere".