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Sono stati minuti interminabili. Minuti nei quali una giornata d’estate, fatta di sole, mare e famiglie in spiaggia, si è trasformata improvvisamente in una corsa contro il tempo per salvare la vita a un bambino di appena nove mesi.

È accaduto questo pomeriggio al lido Granchio Rosso di Frigole, dove un bimbo, che aveva raggiunto i 40 gradi di febbre, è stato colto da una violenta crisi convulsiva febbrile. Contrazioni muscolari involontarie, perdita improvvisa di coscienza e il terrore negli occhi dei genitori, che hanno immediatamente chiesto aiuto alle persone presenti nello stabilimento.

In quei momenti non c'è stato tempo per esitare.

A prendere in mano la situazione è stato Luca Pasqualini, titolare del lido, che ha mantenuto il sangue freddo e ha prestato i primi soccorsi al piccolo, mettendolo in posizione laterale e cercando di mantenerne libere le vie respiratorie. Il bambino è stato assistito mentre intorno a lui si formava una vera e propria catena spontanea di soccorso.

Qualcuno ha cercato un medico. Qualcun altro un'infermiera. Altri hanno immediatamente chiamato il 118. E c'è anche chi, pensando alla vicina postazione della Guardia medica di Frigole, distante appena pochi passi dal lido, si è precipitato in quella direzione.

Ed è proprio qui che la storia assume un secondo volto. Quello che fa paura non è soltanto l'emergenza vissuta sulla spiaggia, ma ciò che è accaduto quando si è cercato un presidio sanitario che, sulla carta, avrebbe dovuto esserci.

La sede dell’ormai ex Guardia Medica di Frigole

La Guardia medica di Frigole non era operativa.

Una circostanza che oggi, alla luce di quanto accaduto, pone interrogativi difficili da eludere.

Perché Frigole è una delle località costiere maggiormente frequentate durante l'estate. E perché proprio “La Repubblica Bari” in un articolo del 23 luglio scorso aveva inserito Frigole nell'elenco dei presìdi sanitari turistici presenti lungo la costa salentina. Nell'articolo veniva riportato che, lungo i circa 240 chilometri di costa, risultavano aperti i presìdi di Andrano, Casalabate, Castro, Frigole, Gallipoli, Mancaversa, Otranto, Porto Cesareo, San Cataldo, San Foca, Sant'Isidoro e Santa Cesarea Terme.

Una precisazione dell'Asl di Lecce, riportata nello stesso articolo, invita però a distinguere tra continuità assistenziale, cioè la tradizionale guardia medica, e presìdi sanitari turistici, servizi aggiuntivi attivati durante la stagione balneare nelle località costiere.

Ma proprio questa distinzione, oggi, rischia di lasciare una domanda ancora più urgente sul tavolo: che cosa doveva trovare un genitore a Frigole, nel pieno di un pomeriggio di agosto, nel momento in cui il proprio bambino aveva bisogno di assistenza sanitaria immediata?

Nel frattempo, al Granchio Rosso, la macchina dei soccorsi si era messa in moto.

Il bambino ha lentamente ripreso conoscenza. Una prima ambulanza, quella aggiuntiva dislocata a Torre Chianca, è arrivata per prima, senza medico a bordo, integrando il dispositivo ordinario dell'emergenza-urgenza. Poco dopo è arrivata anche l'ambulanza del servizio ordinario, questa volta con il medico a bordo.

Medici, infermieri e personale delle due ambulanze hanno operato con tempestività e professionalità, prendendo in carico il piccolo e garantendogli immediatamente le cure necessarie. Il bambino è stato quindi trasferito all'ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove sarà monitorato nei prossimi giorni.

Persone unite

Ma quella di oggi è anche una storia di persone. Di chi, davanti a un bambino che stava male, non si è girato dall'altra parte.

Di Luca Pasqualini, che ha avuto la lucidità di intervenire nei primissimi momenti. Di un medico e di un'infermiera, individuati tra i lidi vicini, che hanno messo a disposizione competenza e umanità. E di tutte quelle persone che, senza conoscersi, si sono mosse contemporaneamente per cercare aiuto, chiamare il 118 e trovare personale sanitario.

Sono loro, oggi, gli angeli di quel bambino.

E fortunatamente la storia può essere raccontata con un finale che restituisce un po' di serenità: il piccolo sta bene e rimarrà sotto osservazione al Fazzi per i necessari controlli.

La prima ambulanza arrivata a Frigole

Dubbi e perplessità 

Resta però una domanda, pesante come il silenzio che per qualche minuto è calato su quella spiaggia.

Perché in una località turistica come Frigole, affollata in piena estate, un presidio sanitario indicato tra quelli attivi non era concretamente disponibile quando una famiglia ne ha avuto bisogno?

Non è una domanda polemica per il gusto di esserlo. È una domanda che nasce da ciò che è accaduto oggi.

Perché il 118 ha funzionato. Le ambulanze sono arrivate. I sanitari hanno fatto il loro dovere. Un medico, un'infermiera e il titolare di uno stabilimento balneare hanno fatto la loro parte con coraggio e professionalità.

Ma la sanità territoriale non può affidarsi soltanto alla fortuna di trovare l'“angelo” giusto nel momento giusto.

Oggi quell'angelo si chiamava Luca Pasqualini. Insieme a lui, un medico e un'infermiera trovati nei lidi vicini. E poi gli equipaggi delle due ambulanze.

A loro va il ringraziamento più grande.

Alle istituzioni, invece, resta una domanda semplice, ma tutt'altro che banale: Frigole, nel cuore della stagione turistica, è davvero coperta dal punto di vista dell'assistenza sanitaria oppure no?

Perché quando in gioco c'è la vita di un bambino di nove mesi, la differenza tra un presidio “presente sulla carta” e un medico realmente presente può essere enorme.

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