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Da sconosciuto al Lecce a capitano del Monza: la metamorfosi di Pessina

Scritto da Andrea Sperti  | 

Matteo Pessina è un giocatore di fama internazionale. Ha disputato l’Europa con l’Atalanta ed ha vinto l’ultimo Europeo con la maglia dell’Italia da assoluto protagonista. Eppure nella stagione 2015/2016, da agosto a gennaio, ha disputato solo 159 minuti con la maglia del Lecce, non riuscendo a convincere proprio nessuno delle sue enormi potenzialità.

Il ragazzo è arrivato nel Salento in prestito dal Milan. I rossoneri a loro volta lo avevano prelevato dal Monza, società appena fallita e nella quale era cresciuto l’attuale capitano dei brianzoli. 

Qui, però, non ha trovato lo spazio necessario per esprimersi. In quel tempo a Lecce non c’era pazienza, perché la Serie C pesava come un macigno su dirigenza, allenatore squadra ed allora in campo andavano i senatori, i giocatori che garantivano esperienza e qualità per poter provare a vincere quel maledetto campionato.

Pessina è andato via dal club salentino a gennaio ma anche a Catania, squadra che lo aveva accolto da gennaio in poi, non è riuscito a imporsi, giocando solo una partita in tutto il girone di ritorno.

La sua carriera, poi, per fortuna, ha preso incredibilmente una piega diversa. Pessina ha scalato le categorie, è arrivato in Champions ed in Nazionale ed ora è il capitano della squadra dei suoi sogni, il club per il quale ha sempre fatto il tifo fin da bambino.

Adesso l’obiettivo è quello di risollevare la classifica dei brianzoli a partire proprio dalla sfida contro il Lecce, un crocevia importante per la squadra di Berlusconi e Galliani. Pessina ha già segnato al Via Del Mare con la maglia del Verona nell'ultima stagione disputata dai giallorossi in Serie A. In quell’occasione ha dimostrato attaccamento e rispetto per questo territorio, nonostante la sua esperienza qui sia stata negativa. Dopo il gol, il suo primo nella massima serie, non ha esultato, chiedendo quasi scusa al popolo del Via Del Mare. 

Domenica saremo di nuovo avversari ma solo per 90 minuti, perché certe manifestazioni d’affetto la nostra gente non le dimentica.  


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