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Il mondo del calcio italiano piange la scomparsa di Luigi "Gigi" Riva, scomparso all'età di 79 anni, e a ricordarlo ci sono le più grandi testate internazionali, come il The Guardian o il The Standard. Conosciuto come il "Rombo di Tuono", Riva detiene il record di gol segnati con la maglia della nazionale italiana. Il presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Gabriele Gravina, lo ha definito un vero e proprio monumento nazionale. In suo onore è stato osservato un minuto di silenzio prima dell'inizio del secondo tempo della finale di Supercoppa Italiana a Riyadh, dove l'Inter ha sconfitto il Napoli per 1-0. Sui maxischermi è comparsa la scritta "Ciao Gigi". Riva è ricordato anche per aver guidato il Cagliari al loro unico titolo di campioni d'Italia nel 1970. Era stato ricoverato in ospedale a Cagliari dopo un attacco cardiaco. Con i suoi 35 goal in sole 42 presenze in nazionale, ha vinto il Campionato Europeo del 1968 e ha raggiunto la finale dei Mondiali due anni dopo, dove l'Italia è stata sconfitta dal Brasile di Pelé, nonostante un gol di Riva nella vittoria per 4-3 contro la Germania Ovest in semifinale.

Il tramonto di una stella del calcio italiano

Luigi Riva, che ci ha lasciati all'età di 79 anni, era l'attaccante italiano con il maggior numero di gol nella nazionale, avendo segnato 35 reti in 42 partite internazionali tra il 1965 e il 1974. Attaccante rapido e letale, si è fatto un nome massimizzando le scarse opportunità che l'attacco aveva di fronteggiare le tattiche difensive rigorose promosse dagli allenatori nella lega italiana.

Il trionfo con il Cagliari

Ma Riva è ricordato soprattutto per essere stato la stella della squadra del Cagliari che, sotto la guida dell'allenatore Manlio Scopigno, chiamato il "filosofo", vinse il campionato di prima divisione italiano nel 1969-70. A soli sei anni dal portare il Cagliari dalla seconda divisione, Riva riuscì a scardinare le difese catenaccio e a segnare i gol che permisero di strappare il titolo di Serie A ai giganti del nord di Torino e Milano.

All'inizio di quella stagione memorabile, pochi erano disposti a scommettere sulla vittoria del Cagliari; il titolo sembrava destinato ai soliti dominatori del Nord. Eppure, contro ogni pronostico, il contributo di Riva si rivelò determinante nel rovesciare le aspettative e nel scrivere una delle pagine più belle del calcio italiano. Parlando di scommesse, i tempi odierni offrono possibilità ben diverse rispetto al passato, con l'adrenalina del gioco che ora può essere vissuta digitalmente: i migliori casinò online aams permettono infatti di tuffarsi nell'emozione del rischio e della potenziale vittoria comodamente da casa, incarnando lo spirito di sfida che una volta era confinato alle sale fisiche di tutto il mondo.

L'addio di un simbolo sardo

Alla sua morte, il profondo affetto della Sardegna si è potuto vedere ai suoi funerali, nella città in cui aveva terminato la sua carriera nonostante offerte lucrose da parte di Juventus e altri club, e dove ha vissuto il resto della sua vita. Circa 30.000 persone – quasi il doppio della capienza attuale dello stadio del club – si sono riunite a Cagliari fuori dalla Basilica di Nostra Signora di Bonaria, agitando bandiere e sciarpe nei colori rosso scuro e blu del club che aveva indossato con tanta distinzione.

Una vita dedicata al calcio

Nato a Leggiuno, piccola città vicino al Lago Maggiore e al confine con la Svizzera, era il più giovane dei quattro figli di Edis e Ugo Riva. Il padre, che aveva lavorato come sarto e barbiere prima di prendere un lavoro in fabbrica, morì in un incidente sul lavoro quando Luigi aveva nove anni, lasciando Edis a prendere lavoro come domestica per sostenere il figlio e le tre figlie. Quando anche Edis morì, Luigi fu mandato in un collegio cattolico per tre anni prima di tornare a casa per lavorare in fabbrica, giocando a calcio per la squadra giovanile di Lavegno Mombello, segnando 63 gol in due stagioni.

Conclusione

La storia di Luigi Riva non è solo quella di un campione del calcio italiano, ma anche di un uomo che, nonostante le avversità e le tragedie personali, è diventato un simbolo di perseveranza e dedizione nella sua Sardegna. Il suo legame indissolubile con il Cagliari e con l'isola stessa è diventato fonte di ispirazione per giovani atleti e tifosi, testimoniando come la fedeltà e l'amore per la propria terra possano lasciare un'impronta indelebile nella storia. La scomparsa di Riva lascia un vuoto non solo nel mondo del calcio, ma in tutta la comunità sarda, che per sempre lo ricorderà come il "Rombo di Tuono" che ha fatto vibrare gli animi e riempito di orgoglio un'intera isola.

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