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RIFLESSIONI

L'eterno ritorno dell'uguale: il Lecce tra pali e stadio vuoto

Scritto da Andrea Sperti  | 

Friedrich Nietzsche lo chiamava “l’eterno ritorno dell’uguale, ossia quel concetto secondo il quale qualcosa si ripete sempre grazie a cicli temporali fissi e definiti.

Alzi la mano chi, dopo la beffarda traversa colpita dal Lecce contro il Venezia, non abbia ripensato ai pali che in Serie C ci hanno sbarrato la strada verso la promozione ed in Serie A, lo scorso anno, ci hanno condannato ad un’amara retrocessione. Certo, non vogliamo dire che i mancati risultati conseguiti siano solo frutto della sfortuna, altrimenti cadremmo in un errore madornale, senza contare che non terremmo conto di tutte le analisi tecnico tattiche che vi abbiamo proposto in questi mesi. 

Di certo, volendo analizzare l’ultimo anno e mezzo, quello della pandemia per intenderci, è doveroso dire che il Lecce di Corini, esattamente come quello di Liverani, non è stato premiato dagli episodi, soprattutto in casa. Romanticamente pensiamo che l’assenza del pubblico abbia inciso su questo rendimento balbettante. Per un attimo abbiamo immaginato lo stadio pieno e la carica dei tifosi salentini dopo il pareggio di Pettinari contro il Venezia. Il Via Del Mare sarebbe diventato la bolgia che conosciamo e forse la palla sarebbe entrata in porta anche spinta dall’energia del pubblico, ma purtroppo non avremo mai la controprova. Dall’altra parte crediamo che un fattore psicologico abbia inciso più di altri per quanto riguarda i risultati negativi ottenuti in casa dalla truppa di Corini. Molto spesso, infatti, il Lecce ha provato subito ad aggredire gli avversari tra le proprie mura, non riuscendo a sbloccare la partita o addirittura subendo il gol del vantaggio avversario. A quel punto tutte le sfide si sono complicate maledettamente e solo in poche occasioni i giallorossi sono riusciti a ribaltare il punteggio.

Ora c’è una stagione da ricostruire, un Via Del Mare da riempire ed un nuovo allenatore al quale affidare la guida tecnica. Nietzsche parlava di cicli temporali ma non ha chiarito se fossero vincenti o perdenti, a quello ci deve pensare la società. 


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