IL PRESIDENTE

Sticchi Damiani: "Umtiti voleva rispondere sul campo agli insulti ricevuti"

Scritto da Andrea Sperti  | 

Saverio Sticchi Damiani, presidente del Lecce, ha commentato a La Gazzetta dello Sport quanto accaduto nel pomeriggio del Via Del Mare, soffermandosi sullo spiacevole episodio di razzismo che ha colpito Samuel Umtiti e Lameck Banda. I due calciatori, infatti, sono stati vittima di insulti razzisti da parte dei tifosi avversari. Il settore ospiti ha intonato cori e ululati verso i due giallorossi, con il direttore di gara Livio Marinelli che ha anche minacciato di sospendere il match. Ecco di seguito le parole del numero uno giallorosso: 

“Ho abbracciato Samuel, come faccio con tutti i suoi compagni. Dopo ogni sfida, a prescindere dal risultato, ci tengo a salutare i ragazzi e lo staff. Quando l’arbitro ha interrotto il gioco, in attesa che lo speaker sollecitasse la fine dei cori razzisti, Umtiti ha chiesto che la partita riprendesse, perché voleva rispondere sul campo agli insulti ricevuti. Ha reagito come un vero campione.

Insulti a Banda? Già in quel momento, Marinelli sarebbe potuto intervenire come ha fatto successivamente. I presupposti non mancavano, fortunatamente poi è andato tutto per il verso giusto. È stato bello vedere i nostri tifosi cantare il nome di Umtiti e sovrastare quei brutti ululati. È stata una risposta civile e intelligente”.

Lameck Banda ha lasciato il campo durante l’intervallo, dopo una partita complicata passata soprattutto a difendere la sua fascia dalle scorribande di Lazzari e Pedro. Samuel Umtiti, dal canto suo, ha giocato una partita sontuosa ed è stato portato in trionfo da tutto lo stadio che, per coprire gli insulti razzisti, ha intonato cori a suo nome, caricandolo ancora di più.

Addirittura il centrale francese ha avuto anche l’occasione per chiudere il match ma la sua conclusione è stata respinta proprio sul più bello. Il pubblico leccese ha dimostrato grande maturità e gli uomini in campo lo hanno premiato, regalando a tutti i tifosi una giornata indimenticabile.